L’ANNO GIUBILAREE IL SANTUARIO DI SAN DOMENICO DI SORIANO CALABRO:TRA MEMORIA, FEDE, IMPEGNO E TESTIMONIANZA CRISTIANA

Il 6 settembre con una Celebrazione Eucaristica presieduta da mons. Attilio Nostro, vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, sarà aperto l’Anno Giubilare (2022-2023) in occasione del 50° anniversario (1972-2022) della dedicazione del nuovo santuario che custodisce la miracolosa Immagina di san Domenico “in Soriano”.

Un Anno di grazia, non solo perché sarà possibile fino al 15 settembre 2023 “lucrare-guadagnare” l’indulgenza plenaria, per sé o per i defunti, ma anche tempo “opportuno” per confrontarsi con la Parola di Dio, così come fece san Domenico “l’uomo tutto di Dio” che pose la sua vita al “servizio” dei poveri e degli esclusi per vivere la “Carità della Verità”, non come fine, ma come mezzo di evangelizzazione e di salvezza, offerta a tutti, gratuitamente…

Un Anno di Giubileo, dal corno (yobel) che ssuonava in Israele per iniziare il digiuno e la preghiera, ma anche per dare riposo ai campi, liberare gli schiavi per restituirgli l’uguaglianza e ridurre le distanze tra i ricchi e i poveri.

Come credenti siamo chiamati a guardare a Cristo “pietra scelta ed angolare” e come battezzati ormai divenuti “tempio santo della Trinità” e “unti come sacerdoti, re e profeti”, per vivere nell’oggi della nostra vita, tutte quelle “scelte preferenziali”, quali: la sinodalità dell’impegno ecclesiale, i poveri, gli infelici, gli stranieri da porre al centro della nostra attenzione e premura umana e cristiana.

La presenza dei Domenicani iniziata a Soriano nel 1510, come sappiamo cambia di profilo ed importanza, con la “consegna miracolosa” da parte della Vergine Maria (accompagnata da santa Maria Maddalena e santa Caterina d’Alessandria) della Tela di san Domenico, avvenuta nella notte tra il 14 e 15 settembre 1530 che, attraverso i tanti prodigi diventa “miracolosa” e, quindi, conosciuta in tutto il mondo, fino al catastrofico terremoto del 1783.

A Soriano accorrevano pellegrinaggi da tutta Europa e le generose offerte permisero la costruzione di uno dei più grandi conventi allora conosciuti, divenendo anche centro di assistenza per gli ammalati e i poveri, di cultura e di economia tanto da essere elevato a Basilica minore, con il privilegio di avere 4penitenzieri, con le stesse facoltà di quelli delle Basiliche pontificie di Roma.

Il santuario venne riedificato nel 1838 nelle forme che oggi possiamo ammirare e affidato alle cure della Parrocchia di san Martino e della Confraternita del SS. Rosario, ma solo con il ritorno dei Domenicani avvenuto nel 1942, il culto e la devozione alla Tela di san Domenico, ripresero vigore grazie all’impegnodei fratelli domenicani Barilaro, Domenico con la sua zelante presenza e Antonino con le sue ricerche storiche. 

Questo “processo di ricostruzione” venne, possiamo dire, sugellato dalla dedicazione del nuovo Santuario, assieme alla riqualificazione strutturale del convento voluta e sostenuta dalla Provincia Trinacriae nella persona del nuovo provinciale padre Antonino Stagnitta, recentemente scomparso, che si avvalse dell’instancabile opera di p. Giordano Procopio.

La dedicazione voluta e sostenuta da mons. Vincenzo De Chiara (12 luglio 1972) allora vescovo della Diocesi, rappresentò anche un forte momento di riappropriazione della memoria storica da parte della Diocesi del “fenomeno Soriano” che, siamo chiamati a vivere e valorizzare, in confronto alle nuove esigenze storico-culturali-economiche del territorio che presenta immense potenzialità di sviluppo e benessere, frenate e ostacolate da forme di malavita organizzata che, tutti noi conosciamo.

Tutto ciò potrebbe rappresentazione un impulso ad una presa di coscienza che ognuno, può e deve fare, secondo il proprio ruolo nella Chiesa e nella Società, per evitare la rassegnazione e la fuga dalle proprie responsabilità. Infatti, il futuro ci appartiene, nella misura in cui ognuno di noi ne è protagonista per cambiare la mentalità, la prospettiva dell’impegno, il coraggio di lottare per l’affermazione della cultura “della vita” e della “dignità della persona” e del “noi”, contro ogni forma di egosimo.

Tutto ciò esige un impegno che vede insieme “uomini e donne di buona volontà” al di là del proprio credo religioso e delle idee politiche, per evitare che un’altra ricorrenza storica rimanga solo nei ricordi e negli archivi e non divenga, come vuole il Vangelo di Gesù Cristo: “memoria che si fa impegno e profezia”.

Testo di Padre Giovanni Calcara, o.p.

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