Archivi categoria: Cenni storici

Breve Cronostoria sulla Cappella del Rosario del 1896 – Cimitero di Soriano

Articolo di Francesco Schiavello

Nel 1896 fu costruita nel Cimitero di Soriano sotto il Priorato del tempo Sig. Facciolo Giuseppe una Chiesetta a spese della Confraternita del Rosario perchè non esisteva una Chiesa da parte del Governo di allora diretta dall’Ente.

chiesa_cimitero_turismo_soriano_calabro

Antica Chiesa/ Cappella del Rosario 1892

© Tutti i diritti sono riservati. È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente portale.

_____________________________________________

All’interno della Chiesetta , nelle mura laterali si era pensato di lasciare dei loculi per i fratelli defunti. Una parte di terreno su cui fu costruita la Chiesetta fu generosamente offerta dalla beneficenza della Marchesa Signora Francica.

Allo scopo di far fronte alle spese di manutenzione dei loculi nella Chiesetta l’autorizzazione doveva essere prevenuta da una larga data da versare al Tesoriere che rilasciava una ricevuta e di cui farà menzione a margine del deliberato di concessione indicando data e numero della ricevuta dal bollettario d’incasso.

Questa ricevuta doveva essere conservata oltre che dai parenti del defunto ache dal tesoriere della Confraternita e detta omologazione doveva essere firmata dal Priore o chi ne faceva le veci.

Per vigilare della durata di occupazione di dieci anni dalla morte gli intestatari del defunto dovevano presentare il certificato legale rilasciato dall’ufficio di Stato Civile che rimaneva allegato alla pratica relativa da cui era indicata la data di morte.

Per la concessione di occupare un loculo in seguito alla morte di un fratello, si doveva presentare domanda in carta libera al Governo della Congrega e veniva rilasciata tramite una deliberazione. Tutto veniva scritto in un registro speciale custodito gelosamente e con responsabilità dalla Congrega, e di cui ogni fratello aveva diritto di visione gratuita.

FullSizeRender

Contratto tra il Priore Pisani Ferdinando e il muratore Bruni ( pag.01)

© Tutti i diritti sono riservati. È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente portale .

FullSizeRender_1

 

Contratto tra il Priore Pisani Ferdinando e il muratore Bruni ( pag.02)

© Tutti i diritti sono riservati. È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente portale .

____________________________________________________________________________

Nel 1899 per completare i lavori di muratura il Priore Pisani Ferdinando ha fatto bandire una gara privata fra i vari muratori. La migliore offerta è stata quella del Sig. Bruni per la costruzione della muratura a 12 lire al metro quadro compresa la manodopera.

 

 

IMG_4509

 

All’interno della Chiesetta si trovava una statua in Argilla della Madonna dell’Immacolata collocata attualmente nel cortile della Nuova Chiesa di San Domenico.

 La Chiesetta del 1892 per disposizione dell’allora Amministrazione comunale è stata demolita per dare spazio alla nuova ed attuale Chiesa.

 Grazie alla Confraternità del Rosario ed a Domenico Margiotta per il materiale.

 

 

Annunci

SORIANO CALABRO E CATANZARO UNITE NELL’INCONTRO: “SAN DOMENICO IN TERRA SPAGNOLA”

Organizzato dal CENTRO THEOTOKOS STUDI RELIGIOSITA’ POPOLARE di Catanzaro, si è svolto il 10 settembre scorso, a Soriano calabro (VV), un interessante incontro presso il Santuario di San Domenico, retto dai padri domenicani, che hanno voluto, quest’anno, vivere la ricorrenza dell’evento prodigioso della consegna del miracoloso “ Quadro di San Domenico in Soriano”, ricordando i 75 anni del ritorno dei frati domenicani presso il Santuario. 


Qui erano arrivati, ecco il legame con Catanzaro, grazie a Padre Vincenzo da Catanzaro. Il Centro Theotokos, fondato da Martino Michele Battaglia (Docente di Antropologia Culturale presso la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici di Reggio Calabria, e coordinatore del centro) e Anna Rotundo (Docente e Saggista, moderatrice del centro), è una costola del Centro Internacional de Estudios sobre Religiosidad Popular: Semana Santa (Università di Valladolid – Spagna), diretto dal prof. Ponga, ed è un progetto internazionale itinerante di altissimo spessore culturale, un percorso che si gloria di studiare la profondità e la bellezza della religiosità popolare. Hanno portato il loro contributo al convegno Padre Remigio Romano, superiore del Convento, Antonio Punturiero, coordinatore regionale delle confraternite della Calabria, e Antonio Caroleo, presidente dell’Unione diocesana delle Confraternite di Catanzaro-Squillace. Josè Luis Alonso Ponga ha tenuto la sua incantevole lectio magistralis su “San Domenico in terra spagnola”, mentre Rotundo e Battaglia hanno relazionato su come l’arrivo dei frati domenicani in Calabria segnò un profondo cambiamento nell’organizzazione religiosa, sociale e culturale di quasi tutta la Calabria, a partire dal 1401, quando i cenobiti si insediarono stabilmente nella città di Catanzaro. Nel 1510 Fra Vincenzo da Catanzaro, un domenicano di vita pia ed austera, su ispirazione del Santo Padre Domenico, come ci tramandano le antiche cronache, venne a Soriano per fondarvi un convento. Data la scarsezza di mezzi e materiali, chiesa e convento poterono essere costruiti con particolari aiuti della Divina Provvidenza. La piccola comunità di frati che si era stabilita a Soriano visse quasi ignorata fino al 1530. In tale anno, nella notte tra il 14 e il 15 settembre, la Madonna, Santa Maria Maddalena e Santa Caterina d’Alessandria vergine e martire apparvero a fra Lorenzo da Grotteria e gli consegnarono una tela rappresentante San Domenico, con il libro nella mano destra e con il giglio nella mano sinistra, perché la consegnasse al superiore per esporla alla venerazione dei fedeli. Nonostante il prudenziale riservo di quei religiosi, nei fedeli si destò una straordinaria devozione verso il Santo raffigurato nella tela, che sarà chiamata “Il Quadro” per antonomasia. A seguito dell’avvenimento del 15 settembre 1530 la Celeste Immagine di San Domenico in Soriano fu oggetto di grande venerazione e devozione e vennero riconosciuti in tutto il mondo innumerevoli miracoli e grazie che dal XVI secolo si verificarono per intercessione del Santo Fondatore dell’Ordine dei Predicatori. Purtroppo, dopo il terribile terremoto del 7 febbraio del 1783 le cose, lentamente, cominciarono a cambiare, per un insieme di vicende storiche. Dopo innumerevoli vicissitudini nel 1866 i Frati Domenicani dovettero, per legge del Governo, abbandonare Soriano e il Santuario. Nel 1942, in piena Seconda Guerra Mondiale, e dopo quasi 80 anni di assenza, i Figli di San Domenico fecero ritorno a Soriano. Il culto e la devozione della Celeste Immagine di San Domenico in Soriano iniziò un nuovo cammino e, anche oggi si registrano delle grazie particolari nei riguardi di coloro che, in svariate circostanze, invocano con fede sincera l’aiuto di San Domenico o si ungono con l’olio della lampada che, giorno e notte, arde dinanzi al “ Quadro” della Celeste Immagine di San Domenico in Soriano.  

Cumprunta rito Magico-Sacrale / Buona Pasqua!

Domenica di Pasqua a Soriano ( foto di repertorio)

Vi sono riti che si perpetuano da secoli, caratterizzati da una profonda intensità tramandata nel tempo, simbolo di una cultura che è riuscita a mantenere intatte le proprie peculiarità. Per i sorianesi, la fede nei valori della Chiesa cattolica è anche emozione e sentimento che porta l’uomo a vivere eventi che si ripropongono ciclicamente perché intrisi di amore sacro. Il legame unico che unisce Soriano al rito magico-sacrale della Cumprunta ne è la dimostrazione.  

La Resurrezione di Tiziano / 1520-22

    Cumprunta è l’incontro tra la Vergine del Santissimo Rosario e il Figlio Risorto, in scena Domenica di Pasqua sul corso trapezoidale di via Roma a Soriano Calabro. Demologia, etnostoria, cronaca di un evento, in cui lo spazio geometrico diviene spazio antropologico. Ad essa è legato l’apogeo e il declino del Santuario Domenicano. Caleidoscopio di immagini, umori e sensazioni che oscillano tra il sacro e il profano, passione e devozione verso i simulacri da parte della Confraternita del Rosario e di tutto il popolo sorianese. Storia di un paese rinato dopo l’immane catastrofe del 1783.
Testi di Michele Martino Battaglia

8 agosto – San Domenico di Guzmán

Il fondatore dell’ordine dei domenicani, detti predicatori

Lo spagnolo Domenico di Guzmán, nel 12° secolo, raccolse intorno a sé un gruppo di preti poveri ma istruiti, pronti a spostarsi da una città all’altra per predicare il messaggio cristiano. Egli fondò l’ordine dei predicatori, che nel corso dei secoli ha fornito alla Chiesa numerosi uomini di cultura, impegnati nella lotta contro l’eresia e nello studio della teologia, ossia della riflessione su Dio e sulla fede

 

img_9448

La vita

Domenico nacque intorno al 1172 a Caleruega, nel regno spagnolo di Castiglia, da una nobile famiglia della regione. Studiò teologia e divenne sacerdote; per aiutare i poveri vendette persino i propri libri. Nella Francia meridionale incontrò gli eretici catari (eresia), che rifiutavano la divinità di Gesù, la Croce e l’autorità della Chiesa. Riuscì a convertirne alcuni, ma si rese conto che solo sacerdoti istruiti, capaci di spiegare la parola di Dio e la dottrina cristiana e pronti a imitare la vita in povertà di Cristo e degli Apostoli, potevano replicare in modo convincente alle loro critiche.

Negli anni successivi fondò una comunità di preti che vivevano insieme, seguendo la regola di sant’Agostino, sostenuti dalle offerte dei fedeli (per cui erano detti mendicanti): essi si distinguevano dai frati minori di san Francesco per il fatto che studiavano intensamente e predicavano.

Dopo aver ottenuto l’approvazione del papa, Domenico si recò più volte in Spagna e a Bologna, fondando diversi conventi. Morì a Bologna il 6 agosto 1221.

La leggenda

Solo un decennio dopo la sua morte i frati avvertirono l’esigenza di valorizzare la sua figura per giustificare la crescente importanza dell’ordine da lui fondato. Nel 1233 il suo corpo fu trasferito nell’attuale basilica a lui dedicata e l’anno seguente fu canonizzato, ossia proclamato santo dal papa.

A partire da questo periodo vennero redatte anche le Vite del santo, che mescolavano notizie attendibili ed elementi leggendari per proporre ai lettori un preciso modello: san Domenico rappresentava ciò che dovevano essere i suoi frati, impegnati nella predicazione, nello studio e nell’insegnamento della dottrina cristiana e nella lotta all’eresia.

Giordano di Sassonia racconta una sfida tra Domenico e gli eretici: il libro del santo, gettato nelle fiamme, restò miracolosamente intatto, e così fu mostrata davanti a tutti la santità della sua dottrina. Secondo un racconto scritto verso il 1248, il papa avrebbe visto in sogno il santo mentre reggeva sulle proprie spalle la Basilica di S. Giovanni in Laterano che stava per cadere, simbolo della Chiesa minacciata dall’eresia e dalla corruzione dei preti. Il nuovo ordine era quindi chiamato a salvare la Chiesa da queste minacce.

Organizzazione e finalità dell’ordine dei domenicani

Mentre i monaci benedettini rimanevano nei loro monasteri, i frati domenicani, come i francescani, potevano spostarsi da un luogo all’altro secondo le esigenze. Inoltre erano organizzati in modo più democratico: le decisioni venivano prese dal capitolo generale, che comprendeva i rappresentanti di tutti i conventi, e aveva il compito di eleggere ilmaestro, ossia il capo dell’ordine, e di approvare le costituzioni, vale a dire le norme che si aggiungevano alla regola fondamentale, quella di sant’Agostino. I conventi venivano raggruppati in territori chiamati province. L’ordine divenne ben presto molto influente nella Chiesa: i frati insegnarono teologia nelle università e si impegnarono per precisare i punti discussi della dottrina cristiana e per migliorare il livello culturale dei sacerdoti. Secondo una leggenda Domenico iniziò la pratica del rosario, che si diffuse ben presto tra i cristiani e che fu ritenuta un’arma efficace contro l’eresia.

Dopo la morte del santo, i pontefici chiamarono i frati a svolgere anche la funzione di giudici nel nuovo organismo creato per combattere l’eresia, l’Inquisizione. Ancora oggi i domenicani indossano una tonaca bianca con la cappa e un mantello nero con un cappuccio. Nelle opere d’arte Domenico è raffigurato con un libro in mano, che richiama il valore della cultura, e un giglio, che evoca l’ideale della castità e la devozione alla Madonna.

Soriano Calabro – CASA SAN DOMENICO

Nel 1510 Fra Vincenzo da Catanzaro, un domenicano di vita pia ed austera, su ispirazione del Santo Padre Domenico, come ci tramandano le antiche cronache, venne a Soriano per fondarvi un convento. Data la scarsezza di mezzi e materiali, chiesa e convento poterono essere costruiti con particolari aiuti della Divina Provvidenza.  La piccola comunità di frati che si era stabilita a Soriano visse quasi ignorata fino al 1530. In tale anno, nella notte tra il 14 e il 15 settembre, la Madonna, Santa Maria Maddalena e Santa Caterina d’Alessandria vergine e martire apparvero a fra Lorenzo da Grotteria e gli consegnarono una tela rappresentante San Domenico, con il libro nella mano destra e con il giglio nella mano sinistra, perché la consegnasse al superiore per esporla alla venerazione dei fedeli. Nonostante il prudenziale riservo di quei religiosi, nei fedeli si destò una straordinaria devozione verso il Santo raffigurato nella tela, che sarà chiamata “Il Quadro” per antonomasia. A seguito dell’avvenimento del 15 settembre 1530 la Celeste Immagine di San Domenico in Soriano fu oggetto di  grande venerazione e devozione e vennero riconosciuti in tutto il mondo innumerevoli miracoli e grazie che dal XVI secolo si verificarono per intercessione del Santo Fondatore dell’Ordine dei Predicatori. Purtroppo, dopo il terribile terremoto del 7 febbraio del 1783 le cose, lentamente, cominciarono a cambiare, per un insieme di vicende storiche. Dopo innumerevoli vicissitudini nel 1866 i Frati Domenicani dovettero, per legge del Governo, abbandonare Soriano e il Santuario. Nel 1942, in piena Seconda Guerra Mondiale, e dopo quasi 80 anni di assenza, i Figli di San Domenico fecero ritorno a Soriano. Il culto e la devozione della Celeste Immagine di San Domenico in Soriano iniziò un nuovo cammino e, anche oggi, di tanto in tanto, si registrano delle grazie particolari nei riguardi di coloro che, in svariate circostanze, invocano con fede sincera l’aiuto di San Domenico o si ungono con l’olio della lampada che, giorno e notte, arde dinanzi al “ Quadro” della Celeste Immagine di San Domenico in Soriano.  I frati ivi residenti, promuovono con particolare cura la devozione a S. Domenico, attività culturali e giovanili.

 

 

‘Cripta dei priori’/ Antico Putridarium

SORIANO CALABRO – La “Cripta dei priori”, risalente al XVII secolo e posta sotto la navata dell’antica chiesa dei padri domenicani.

arch_schiavello_putridarium_convento_01

copyright foto©arch. francesco schiavello – Tutti i diritti sono riservati. È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale della foto

IMG_6752

copyright foto©arch. francesco schiavello – Tutti i diritti sono riservati. È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale della foto

ok_01

copyright foto©arch. francesco schiavello – Tutti i diritti sono riservati. È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale della foto

 Il sito è detto, appunto, dei “priori”, perché qui venivano collocati dopo morti solo i priori del famoso Convento.

«Si tratta di un interessante “Putridarium”, questo di Soriano, di grandi dimensioni, ad unica ampia volta a botte cui sono presenti tutti gli elementi stilistici, costruttivi e tipologici di un putridarium».

ok_02

copyright foto©arch. francesco schiavello – Tutti i diritti sono riservati. È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale della foto

 

 

Lo spazio, inoltre, serviva nei secoli a sistemare i corpi dei morti che affrontavano un lento e costante modificarsi dell’aspetto esteriore, cedendo progressivamente le carni in disfacimento.

I cadaveri dei priori domenicani, vestiti con l’abito e i paramenti monacali, venivano collocati all’interno di nicchie scavate lungo le pareti e seduti su appositi sedili-scolatoi in muratura e pietra.

Ogni seduta era munita di un ampio foro centrale e di un vaso sottostante per il deflusso e la raccolta dei liquidi cadaverici o dei resti in via di decomposizione.

La visione del frate Domenicano Lorenzo dalla Grotteria e gli echi dell’iconografia del miracolo di Soriano in Dalmazia

Andrés Amaya, Apparizione della Vergine ad un domenicano di Soriano, fine XVII sec., Museo Nacional de Escultura, Valladolid

Author: Ivana Čapeta Rakić

Nella notte che precedette l’ottavo giorno dalla nascita della Vergine Maria, 15 settembre dell’anno del Signore 1530, nella chiesa del monastero domenicano di Soriano, il sagrestano, Lorenzo dalla Grotteria, ebbe una visione. Finendo di accendere le candele per il primo servizio mattutino, gli apparvero tre donne poi identificate come la Vergine stessa accompagnata da Maria Maddalena e da santa Caterina d’Alessandria. La piu onorevole delle tre gli consegno il quadro raffigurante san Domenico che ancora oggi viene venerato come miracoloso e non opera della mano d’uomo. La fama dell’immagine miracolosa si diffuse ben presto fuori dai confini del Regno di Napoli e quello siculo arrivando oltre persino a quelli italiani, fino addirittura in Dalmazia. Due sono le direttrici iconografiche fondamentali che hanno accompagnato gli echi del miracolo di Soriano in Dalmazia: una che si basa sulle copie del miracoloso quadro di san Domenico di Soriano e l’altra variante, molto piu frequente, che ha come asse tematico la rappresentazione dell’evento miracoloso in se, ossia la visione da parte del sagrestano Lorenzo dalla Grotteria nella notte in cui ebbe in dono il quadro. Nel presente articolo vengono prese in esame tutte le fonti di rilievo che hanno potuto esercitare una qualche influenza nella diffusione dell’insieme iconografico della visione di Soriano e nella sua ricezione da parte degli esponenti della pittura dalmata.

Two books published in 1621 and 1665 can be considered iconographic sources for the research of the iconographic subject, known in Croatian art history as the Miracle of Soriano. The first, published in Messina, “Raccolta de’ miracoli fatti per l’intercessione di san Domenico, istitutore del sacro ordine de’ Predicatori, con l’occasione d’una sua imagine portata dal cielo in Soriano” was written by the monk Sylvester Frangipane, while the second one, “Cronica del Convento di S. Domenico in Soriano dall Anno 1510 fin´al 1664” was also written by a Dominican monk – Antonino Lembo. In both we find the records of the event which took place during the night preceding the eighth day of the Nativity of the Virgin Mary, September 15th, 1530. Exactly three hours before dawn, as reported by Lembo, sacristan Lorenzo della Grotteria experienced a vision to be envied for. According to the monastery rules, the sacristan headed the same night to the uncompleted church of Saint Dominic in Soriano to lit candles and prepared everything for the morning service. Having lit the candles he saw three women in ceremonial attire, of magnificent looks and indescribable beauty that he stood frozen like a statue. One of them, the most honorable one, asked him about the convent, the church and the possession of images depicting Saint Dominic. The sacristan replied that there is no other saint’s image except the one crudely painted on the wall. And then the woman – Madonna accompanied by St Mary Magdalene and St Catherine of Alexandria – handed him a painting with the image of St Dominic, to take it to the prior of the monastery, Domenico Galiano, and to be placed on the altar. In front of the image made without hands, the miracles started to happen: primarily miracles of healing and deliverance from trouble and evil. But miracles took place also before the reproductions of the original. There are two basic iconographic guidelines of the resonance of the Miracle of Soriano in Dalmatia: one that copies the image not made with hands, a real portrait of Saint Dominic from Soriano, and another, much more common, that represents the miraculous event or the vision of the sacristan Lorenzo della Grotteria. The text analyzes all relevant sources that could affect the dissemination of the iconography of the vision in Soriano and its reception in the examples in Dalmatian paintings.

Godine 1621. i 1665. tiskane su dvije knjige koje možemo smatrati izvorima za istraživanje ikonografske teme, koju u hrvatskoj povijesti umjetnosti poznajemo pod nazivom Čudo u Sorianu. U Messini je najprije tiskana zbirka “Raccolta de’ miracoli fatti per l’intercessione di san Domenico, istitutore del sacro ordine de’ Predicatori, con l’occasione d’una sua imagine portata dal cielo in Soriano” iz pera redovnika Silvestra Frangipanea, a potom godine 1665. “Cronica del Convento di S. Domenico in Soriano dall Anno 1510 fin´al 1664.“ također iz pera jednog dominikanskog redovnika – Antonina Lemba. U objema pronalazimo zapise o događaju što se odvio u noći koja je prethodila osmom danu od Rođenja Djevice Marije, 15. rujna godine gospodnje 1530. Točno tri sata prije zore, kako izvještava Lembo, sakristantu Lorenzu dalla Grotteria dogodilo se viđenje, na kojemu mu treba zavidjeti. Kako je to nalagao običaj samostana sakristant se zaputio za noći u još nedovršenu crkvu sv. Dominika u Sorianu kako bi upalio svijeće i pripremio sve za jutarnju službu gospodnju. Dovršivši paljenje svijeća ugleda u crkvi tri žene u svečanoj odjeći, veličanstvena izgleda i neopisive ljepote zbog čega se ukoči poput statue. Jedna od njih, za koju se uspostavilo da je Najčasnija među njima, upita ga o samostanu, crkvi i posjedovanju slike s prikazom njezina titulara, sv. Dominika. Sakristant odgovori da nemaju druge svečeve slike doli jedne grubo naslikane na zidu (rozzamente dipinta nel muro). Rekavši to žena u viđenju (Bogorodica u pratnji sv. Marije Magdalene i sv. Katarine Aleksandrijske) preda mu sliku s likom sv. Dominika, koju je po njenom nalogu trebao odnijeti prioru samostana, Domenicu Galianu, a potom postaviti na oltar. Pred nerukotvorenom su se slikom odmah počela događati čuda: primarno čuda ozdravljenja i izbavljenja od nevolja i zla. No, čuda se nisu događala samo pred “izvornom“ slikom već i pred onim slikama koje su reproducirale nerukotvorenu sliku sveca. Dvije su osnovne ikonografske smjernice odjeka sorijanskog čuda u Dalmaciji: jedna koja kopira nerukotvorenu sliku, stvarni portret sv. Dominika iz Soriana, i druga, mnogo češća, koja za tematsku okosnicu uzima uprizorenje samog čudesnog događaja, odnosno viđenje sakristanta Lorenza dalla Grotteria u noći primitka slike. U tekstu se analiziraju svi relevantni izvori koji su mogli utjecati na diseminaciju ikonografije sorijanskog viđenja i njenu recepciju na primjerima dalmatinskoga slikarstva.

Soriano e il culto dei Santi Medici Cosma e Damiano

 di Martino Michele Battaglia

Partimmu di tantu luntanu

  San Cosma e Damianu

   La grazia ti cercamu

 

     Cu voli grazii

   Mu vene a Surianu

ca c’è San Cosma e Damianu

 

Vorria sapiri cu vi fici tantu belli

Supa a sta vara tutti dui fratelli

 

  San Cosma e Damianu

  Siti medici  suprani

   e cu cori vi pregamu

  San Cosma e Damianu

 

  Che bella sta jurnata

  Di stari in cumpagnia

  San Cosma e Damianu

  Pregati Iddiu pe’ mia

  Nui di la casa facimmu stu vutu

  San Cosma e Damianu datici aiutu

 

Nui pe’ na grazia venimmu a Surianu

  San Cosma e Damianu

  e tu ci l’hai da fare

  e tu ci l’hai da fare .

 

DSC01822

Cantavano così  schiere di pellegrini che dal XVIII secolo in poi, giungevano a Soriano per venerare i Santi Medici Cosma e Damiano .

Ancora oggi nei giorni della festa , il 26 e il 27 di settembre di ogni anno, questo canto riporta indietro l’orologio della storia, quando tanta gente dei paesi limitrofi , ma anche da altri posti della penisola, giungeva a Soriano per stare in compagnia dei Santi Medici Cosma e Damiano, che testimoniarono la loro fede in Cristo fino all’estremo sacrificio.

Le poche fonti disponibili sulla vita dei due santi , riferiscono  che  Cosma e Damiano  nacquero in Arabia,  e appartenevano ad una nobile famiglia che professava clandestinamente la religione cristiana. Il padre forse di nome Niceforo, probabilmente morì martire in giovane età, la loro madre  donna molto pia, di nome Teodora(o Teodata),  si occupò della loro educazione. Per ragioni di studio si trasferirono  probabilmente ad Alessandria in Siria, dove appresero  l’arte medica.  In Siria a quel tempo vi erano le scuole più rinomate di Teofrasto e Galeno. La scuola di Galeno, tra l’altro era ben accolta dalla Chiesa per il fatto di considerare il corpo come lo strumento dell’anima  creato da un Ente Supremo. Di qui, i due fratelli  esercitarono a Egea (Aigai in Cilicia, attuale Ayas degli Armeni in Turchia e a Ciro (Cyr o Kiròs) e in Siria come testimoniato dal Vescovo Procopio.  La Cilicia si era convertita ben presto al cristianesimo dopo la predicazione di San Paolo. Alcuni scritti parlano di un farmaco di loro invenzione chiamato Epopira,  ma è noto che essi univano alla cura la preghiera,  si dice infatti  che avevano ricevuto dallo Spirito Santo  il potere di guarire ogni sorta di malattia a uomini e animali. Accresciuto il loro potere taumaturgico in tanti andavano a trovarli per essere guariti e si convertivano al cristianesimo, non a caso molti pagani scelsero liberamente di accettare il credo cristiano dei Santi Medici.   I due fratelli non accettavano mai alcun compenso di qualsiasi natura per i loro servigi, ciò gli valse l’appellativo di Santi Anàrgiri con cui passarono alla storia, che significa  nemici del denaro, dal greco anargyroi. Tuttavia, il libro del Sinassario  della Chiesa di Costantinopoli riferisce che una donna di nome Palladia  , dopo aver speso tutto con i medici, si recò da loro e subito guarì. Offrì allora  un piccolo dono(tre uova) a Damiano che lo accettò non per cupidigia di danaro, ma per non far torto allo zelo e alla buona volontà della donna. Quando Cosma fu al corrente di ciò, profetizzando l’imminente martirio,  ordinò che alla sua morte il suo corpo fosse seppellito lontano da quello del fratello. Il Signore apparve allora a Cosma per scusare Damiano per l’accettazione del dono. Il proconsole romano Lisia, venuto a conoscenza della fama dei due Santi  ordinò che gli fossero portati davanti. Vedendoli di fronte  Lisia chiese quali fossero i loro nomi ed essi risposero : ‹‹I nostri nomi sono Cosma e Damiano e abbiamo altri tre fratelli : Antimo, Leonzio ed Epupreio; la nostra patria è l’Arabia e come cristiani non possediamo ricchezze  ››. Dopo fustigazioni e torture i cinque fratelli subirono il martirio per ordine di Lisia sotto il regno di Diocleziano a Ciro (o forse a Egea),  probabilmente  nel 303,  secondo la pena riservata ai nobili. Con coraggio i Santi Medici diedero testimonianza della loro fede insieme ai loro giovani fratelli pregando per il loro carnefici mentre le loro teste cadevano ad una ad una. L’iconografia riproducendo  la narrazione del momento della loro sepoltura  attesta che mentre alcuni uomini si apprestavano a dare a Damiano sepoltura separata dal fratello un cammello  che si trovava vicino al luogo, parlò e disse :‹‹ Nolite eos separare a sepoltura, quia non sunt separati a merito ››. Teodoreto  li definì illustri atleti e generosi martiri. Papa Felice IV fece costruire a Roma una grande basilica in loro onore, e pare che il 27 settembre sia il giorno commemorativo della basilica e non la data del martirio. Infatti, a causa di tale incertezza sul giorno del Martirio, la Chiesa ha trasferito il giorno della festa dei Santi Medici al 26 settembre. La tradizione asiatica festeggiava i due santi il primo giorno di Novembre, quella romana il primo luglio e quella arabica il 17 ottobre. Molte chiese sorsero e furono dedicate ai Santi Cosma e Damiano, nei secoli IV e V, in Panfilia, in Cappadocia, a Edessa e a Costantinopoli dove furono erette quattro basiliche in loro onore. Di esse ebbe grande risonanza in tutto l’oriente, per la magnificenza dei loro ornamenti, quella fatta costruire  dall’imperatore Giustiniano nel 571 sulle loro tombe, dopo essere guarito per loro intercessione. In questa basilica divenuta santuario nazionale, numerosi ammalati si recavano per impetrare la guarigione dai loro mali, praticando il rito della ‹‹incubazione››. Perciò i malati passavano la notte in chiesa addormentandosi, e durante il sonno i Santi venivano a curarli, facendo un’operazione chirurgica, i cui effetti si notavano subito il giorno dopo, se era necessario, oppure applicando un impacco a base di olio e cera, o in definitiva suggerendo rimedi a volte molto strani.  Sotto il pontificato di San Gregorio Magno  le reliquie dei cinque Santi martiri furono traslate dalla città di Ciro a Roma nella basilica a loro dedicata da papa Felice IV. In questa basilica lavorava un diacono di nome Giustiniano che aveva la gamba destra divorata da un cancro. Una notte mentre dormiva  accanto all’altare dove si trovavano le reliquie dei Santi martiri, gli apparvero in sogno i due santi Medici con unguenti e strumenti chirurgici. Pare che Cosma abbia chiesto a Damiano dove poter recuperare una gamba di ricambio e Damiano abbia risposto che nel cimitero di San Pietro in Vicoli si trovava il cadavere di un uomo di colore  etiope da poco seppellito. Di qui a seguire il racconto, i due Santi si recarono al cimitero e amputarono la gamba all’etiope  e sostituirono la gamba corrosa del povero diacono che al risveglio non sentiva più dolore e si accorse di avere una gamba nuova più scura dell’altra. Tornando a casa il diacono raccontò il miracolo a tutti così in tutto il mondo i divini fratelli, risanatori del male, furono  da allora designati patroni dei medici, dei chirurghi, dei farmacisti e invocati come protettori degli ospedali. Il culto dei Santi Medici nel tempo, si è propagato in tutta Europa e si è radicato in tutte le regioni italiane. Infatti, i crani dei Santi vennero traslati da Roma a Brema nel X secolo : nel 1581 la figlia dell’imperatore Carlo V, Maria ,  li donò alla chiesa delle clarisse del convento di Madrid. Tuttavia, le stesse reliquie sono venerate anche nella chiesa di San Michele Arcangelo a Monaco di Baviera dove secondo un’epigrafe furono poste nel XV secolo. Le prime notizie invece sulla reliquia custodita  a Bitonto è del 1572 secondo la data di svolgimento della visita pastorale di mons. Musso. La venerazione ai Santi Cosma e Damiano si diffuse rapidamente non solo nel Lazio, ma in tutta la penisola. In Toscana la famiglia dei Medici verso la metà del 1400  li elesse propri patroni, facendoli oggetto di culto  e commissionando al Beato Angelico  alcune tele con gli episodi relativi ad alcuni episodi della loro vita e ad alcuni prodigi compiuti dopo la loro morte. Tra le tele spiccano la pala di San Vincenzo di Annalena, commissionata da Cosimo per Annalena Malatesta, ttra il 1430 e il 1440, la pala di San Marco , di qualche anno posteriore,  in cui è rappresentata la scena del trapianto della gamba nera, tema ripreso in seguito da tanti altri artisti, e la scena del cammello che parla al momento della sepoltura dei due fratelli. La nascita dei trapianti risale quindi proprio al terzo secolo d. C. quando si verificò il miracolo del primo trapianto di arti nella storia della medicina, di gran lunga in anticipo   rispetto a quando nel  1902  il chirurgo francese, Alexis  Carrel, premio Nobel per la medicina nel 1912, mise a punto la tecnica di anastomosi vascolare, in grado di suturare fra loro i vasi sanguigni. Si sa, che grazie a questa tecnica furono compiuti i primi esperimenti sui trapianti di organi nella scienza medica moderna,  anche se la figura dei Santi Medici resta un punto di riferimento nel campo medico-scientifico. A loro sono dedicati seminari e convegni come in Puglia dove in occasione della loro festa si radunano  medici, donatori di organi, donatori di sangue, trapiantati e pazienti in attesa di trapianto di organo. Il culto dei Santi Medici è radicato  in particolare al Sud della penisola. La devozione , attestata nel Medioevo, ha ripreso uno slancio ulteriore  in epoca moderna per il fatto di rispondere alle ansie legate alla precarietà dell’esistenza.

A Soriano  c’è una statua di pregevole valore artistico, opera del rinomato scultore serrese, Vincenzo Zaffino, che la scolpì agli inizi del XVIII secolo su committenza della famiglia Grillo di Soriano, che successivamente la diede in dono alla chiesa Matrice dedicata a San Martino Vescovo di Tours. Gli anziani infatti, raccontano ancora, che negli anni trenta, durante la festa dei  Santi Medici,  l’erede del simulacro della famiglia Grillo, il signor Raffaele, falegname, protestò vivacemente nei confronti del parroco di allora, l’arciprete Domenico Bartone, chiedendo la restituzione del gruppo statuario. Al passaggio della processione chiese all’arciprete Bartone dove stessero portando i suoi Santi, intimando di lasciarli davanti alla sua abitazione. Il parroco ignorò le minacce facendo proseguire il corteo processionale, quando il signor Raffaele uscì dall’officina del fratello Francesco, impugnando una grossa mazza con cui colpì rabbiosamente la base del simulacro. Le due splendide sculture miracolosamente non subirono il minimo danno tra lo stupore dei presenti che fermarono subito il contestatore. Il signor Raffaele Grillo, a detta della moglie, compì questo gesto estremo per  affermare un suo diritto, e cioè, la restituzione del simulacro dei Santi Medici. Altro aspetto riprovevole riguarda il furto dei due piccoli vasi dell’antica spezieria del santuario domenicano che uno dei due santi teneva  presso di se sopra una specie di portaoggetti in legno dove erano predisposti i ferri chirurgici utilizzati dai due fratelli per i loro interventi. Spesso si sente dire che i Santi Medici si sono serviti di questo simulacro, che accomuna i due fratelli come protesi in un atto di amore verso gli ultimi, operare prodigi e risolvere casi disperati, questo è certamente il motivo di tanta devozione da parte dei fedeli. Quasi tutti i miracolati raccontano di aver sognato, a volte in coma, o nei momenti difficili della loro malattia, uno di loro che, col volto sorridente, che li incoraggiava a non preoccuparsi assicurando loro la guarigione, chiedendo in cambio di venire nella loro casa di Soriano per ringraziarli di persona. Il gruppo statuario dei Santi Medici, è stato recentemente restaurato su iniziativa del parroco don Pino Sergio  dal maestro Saverio Scigliano che ha riportato le due splendide sculture allo stato originale per essere  nuovamente venerate e ammirate per la loro bellezza artistica dai fedeli. Sulla figura carismatica dei due Santi don Pino Sergio afferma: ‹‹Questa attenzione ai malati è pure uno strumento  efficacissimo di apostolato  cristiano. È appunto l’opera di proselitismo costa il martirio ai due fratelli martirizzati con altri cristiani››. Tanta gente continua ad affidarsi ai Santi Medici per cercare di superare le difficoltà della vita, perciò molti pellegrini giungono a Soriano, dove un tempo vi era una grande festa in onore dei due Santi martiri cristiani. Gli ex-voto davanti al simulacro dei Santi Medici Cosma e Damiano di Soriano, rappresentano una ‹‹grandiosa ierofania››, che nega la morte per affermare la vita attraverso la speranza messa in scena da quella ‹‹strategia del desiderio›› che arretra dinanzi al pericolo della nullificazione in prospettiva della vita eterna promessa da Cristo.

Martino Michele Battaglia