Forma e linguaggi della ceramica calabrese dal Medioevo al XX Secolo. Convegno sabato 27 giugno a Soriano Calabro e domenica 28 a Seminara

La produzione ceramica artistica e tradizionale calabrese è simbolo della nostra cultura e civiltà ininterrotta fin dall’epoca greca. La produzione locale era inizialmente su modelli di importati dalla Grecia. In epoca magnogreca nel VI° sec. Reggio Calabria fu il maggior centro di produzione di ceramica calcidese considerata la più importante insieme a quella attica. Altri centri minori ricadevano nella colonia calcidese di Rhegion con una produzione ceramico-vascolare figurata di massimo livello. Anche in questo campo il nostro dialetto è intriso di quella cultura: tegola, ciramili da keràmidion; tazza cantàru da kantharos; coppa scifu da skyphos; vaso per fiori grasta dal vocabolo classico gastèr che vuol dire ventre ad indicare la parte panciuta del vaso.
Di epoca romana, fornaci sono state rinvenute in varie località, così come reperti di terracotta e terra sigillata nell’area della necropoli romana a Cosenza attuale corso Mazzini, nel corso della costruzione del palazzo Bilotti nei primi del ‘900. I rapporti commerciali tra l’Urbe Cosenza e Reggio erano favorite con la costruzione della via Popolia iniziata nel 132 a.C dal console Publio Popilio Lenate e completata dal pretore Tito Annio per questo denominata anche Via Annia.

Cassiodoro (primo ministro di Teodorico re dei goti) riservava grande attenzione a quest’arte che riteneva un servizio di pubblica utilità difendendone e regolamentando interessi e diritti. Il periodo arabo in Sicilia importò le forme d’arte orientale, e diffuse anche in Calabria lo stile normanno-musulmano con la tecnica dell’ingobbio e del graffito tipico della produzione bizantina. L’accento islamico fiorì nelle decorazioni zoomorfie fantastiche nell’argilla lavorata a stampo per S Maria di Anglona. Un esempio eccellente è il Bacino in ceramica invetriata al piombo bottega arabo-sicula XII sec nel museo di Reggio Calabria

In epoca aragonese con la smaltatura nasce la maiolica. Si ampia la gamma produttiva: giarre, vozze, gavita, limbe, salaturi, lanceji, sazareji, ecc. a finco ai fajenzari che producevano con smalto stannifero la maiolica, rimanevano i pignatari che realizzavano vasellame ingobbiato di uso più povero. Nascono le piastrelle x le chiese e i palazzi più importanti. Nel 1753 il priore del convento dei carmelitani scalzi di S Teresa in Cosenza commissiona 10.000 rigiole (piastrelle) non stagnate per 200 ducati e altre con fregi maiolicati bianchi.

Alfonso d’Aragona detto il Magnanimo commissiona vasellame con il suo ritratto, così come i suoi successori e familiari oltre che i più alti dignitari della sua corte. Gerace era talmente attenzionata dalla casa d’Aragona che Ferrante I ne investì il figlio naturale Enrico d’Aragona (1473) poi Ludovico d’Aragona (1478) divenuto cardinale la cedette al fratello Carlo d’Aragona.

La produzione di ceramiche e terrecotte in particolare in Calabria è influenzata dalle altre culture che hanno convissuto con la nostra. Negli ultimi secoli anche la produzione ceramica è stata influenzata dai dettami ecclesiastici. Una della caratteristiche è l’utilizzo di simbolismi e ritualità di ispirazione magica. Ceramica smaltata stemperato col piombo verde ramina (verderame) il giallo ferraccia (dalla ruggine) e poi l’introduzione del bruno manganese rinvenuto sulle colline di San Fili. Tra le maggiori quella di Bisignano documentata già dal 1573. Caratterizzata delle terracotte smaltate è l’ornamento azzurro su un sostrato bianco di carattere popolareggiante da un disegno ritrovato da resti ceramici dell’antica Sibari.

Bisignano, Altomonte, Cariati, Belvedere, San Marco Argentano, Rende e Roseto in Calabria Citra, in Calabria Ultra spicca la creatività di Seminara, accanto alle produzioni di Gerace, Squillace, Nicastro, Soriano. Tecniche di lavorazioni simili ma intrise di caratteristiche peculiari da matrici culturali diverse. Bisignano di grande effetto decorativo colorazione marrone intenso; Altomonte risente di influssi grecoromani caratteristiche forme arrotondate e colorazione chiara con sovraimpressioni a motivi floreali stilizzati reminescenze bizantine. Seminara carattere animistico con soggetti antropomorfi Nicotera gusto apotropaico contro il malocchio.

Gerace ha conservato la tradizione ceramico vascolare greca con forme di grande varietà e finezza. Già dalla fine del XIV sec. Alberico Barbiano da Faenza portò nel suo feudo calabrese fìguli faentini. Nel 500-600 la produzione fù influenzata modelli portati dai feudatari genovesi (De Marinis, Grimaldi, Serra) e ancora di più dai mercanti veneziani che avevano con la Calabria fitte relazioni commerciali. Alcune famiglie veneziane ebbero feudi calabresi tra i quali Cirò, da cui grande smercio del vino in Veneto, Trebisacce ai Corner e Melissa ai Michiel, attuali Miceli di Serradileo.

Le ceramiche antiche calabresi sono conservate in molti musei tra i quali il “Victoria and Albert” e il “British Museum” a Londra, il “Metropolitan” di New York, il museo di “Capodimonte” e “Duca di Martina” a Napoli. Ceramica di uso quotidiano e domestico rimanda al lavoro artigiano l’uso del tornio e del plasmare a mano o stampi l’argilla estratta dalle cave o letti di fiumi. Contenitori e recipienti l’elemento plastico e quello strutturale si adeguano a quello funzionale pratico e la stessa varietà delle forme e alla particolare funzione pratica e la stessa varietà delle forme riconducibili alla particolare funzione pratica cui assolvevano per conservare trasportare. Come gli altri prodotti erano destinati al circuito del mercato locale e delle fiere.

Caratteristiche della decorazione ceramica popolare calabrese

Ceramiche macchiata con decorazione a chiazze risale probabilmente ad un mero caso o incidente di origine medioevale e una tecnica semplice dove venivano impiegati anche i bambini con rametti di timo. Recipienti da dispensa con decori di semplici strisce colorate verticali od orizzontali, decorazioni dove i colori confluiscono gli uni negli altri simboli vegetali o motivi floreali. I numerosi simboli vegetali spesso diventano dei veri e propri alberi della vita. Questo motivo, di forma più o meno astratta, ricorre su recipienti dagli usi più svariati. I fiaschi in terracotta grezza, smaltati soltanto sul becco, venivano portati nei campi per la loro caratteristica di mantenere fresca l’acqua. Le bottiglie dai colori e dalle sfumature più svariate erano usate come contenitori per acqua, olio o vino.

Due figure: esecutori vasaio e figulinaio, ciascuno dei quali correlato alle due tecniche di forgiatura dell’argilla quella del tornio e dello stampo. Preparazione delle terre per decorazioni a pennello miscele chimiche per l’invetriatura e la smaltatura. Semplicità speciale relazion tra funzione e creazione libera. Oggetti che nascono da un animo ingenuo che può essere acquisito attraverso una presa di coscienza e difficilmente in una scuola (Kleist – Uber das Marionettentheater). Dalla spontaneità, libera creatività del ceramista anche nel realizzare un oggetto di uso quotidiano nasce la forza espressiva di questi oggetti umili ottenuti con mezzi minimi.

Anche le condizioni contribuiscono al carattere gli antichi forni a legna usatifino intorno al 1960 la temperatura non era facilmente controllabile, se la temperatura era troppo alta i colori dello smalto fondevano troppo creando quell’effetto che caratterizza e contribuisce al fascino di queste terracotte. Decori semplici ma pieni di variazioni seguendo una naturalezza sbiega o sghemba incurante di qualsiasi regola che attingono a un bagaglio formale di tradizione classica. Il meandro è un elemento ricorrente come la palmetta e la fascia di ovuli. Gli influssi su questa ceramica vanno ricercati non solo nell’antichità classica ma anche nella cultura araba, spagnola.

Le pennellate minimali che evocano una pianta o le semplici linee ondulate che simboleggiano raggi di sole o intrecci di vegetazione o fiori stampigliati sono forse riconducibili ai tentativi primitivi di fermare ed esorcizzare il mondo circostante con una pulsione verso l’astrattismo (Caroline Kesser – Keramik aus Suditalien, Kalabrien, Apulien, Basilikata, Kampanien). Questi oggetti con la loro limpida espressività, ci fanno intendere che erano parte di un mondo ove fatica e felicità, semplicità ed amore del bello si fondevano in un’unitaria ed armonica percezione del mondo dandoci particolare visione della produzione fittile locale.

fonte: lavocedellacalabria

Programma

27 giugno 2015

Soriano Calabro, Biblioteca Calabrese

Ore 10:30

Introduce Marco Ricci

-Pietro Riavez, Ceramica di probabile produzione ionico-calabrese nel mediterraneo Orientale alla fine del XIII secolo.

– Giorgio Di Gangi, Chiara Maria Lebole, Alcune considerazioni sulla ceramica ingobbiata tra Ionio e Tirreno nella Calabria medievale

– Francesca Sogliani, Testimonianze ceramiche di età medievale dal castello di Arena.

– Eugenio Donato, La ceramica medievale dal castello di Pietramala.

Comunicazione preliminare.

ore 13:30

Buffet

ore 14:30

-Margherita Corrado, Maria Immacolata Dunia, Produzioni Tardo-medievali e post medievali di ingobbiate sotto vetrina nel Crotonese

-Rossella Agostino, Annamaria Villari, Gerace. Nuove Acquisizioni dal Borgo e della Chiesa di San Giovannello.

– Monica De Marco, I “vasi di terra” di Soriano Alto e di Gerocarne

Ore 16:00

Visita ai laboratori e alle fornaci di Gerocarne

28 giugno 2015

Seminara, Casa del Pellegrino

Ore 10:30

– Marilisa Morrone, Ceramiche post-medievali da Santa Severina e da Roccella Jonica: note preliminari.

– Antonio Governale, Precisazioni sulla maiolica di Gerace

– Monica De Marco, Per un censimento dei centri di produzione ceramica in Calabria.

– Giorgio Napolitano, Il Novecento in Calabria: i modelli “aulici” della ceramica seminarese del XX secolo

– Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona, La collezione Bilotti- Miceli musealizzata a Rende

Ore 13:30

Buffett

Ore 14:30

– Comunicazioni

Ore 16:00

Visita ai laboratori e alle fornaci di Seminara

scarica programma: 

turismo_soriano_calabro

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