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Grande successo ieri sera nella Basilica di San Domenico per il XVIII Concerto di Natale

Emozionante esibizione e grande successo ieri sera nella Basilica di San Domenico per la prestazione del Coro Polifonico Dominicus di Soriano Calabro diretto da Gianfranco Cambareri che si è esibito chiudendo in bellezza la stagione concertistica natalizia sorianese.

Ad arricchire il programma musicale il Maestro Mons. Giuseppe Liberto,direttore emerito della Cappella Sistina, nominato direttore Il 29 maggio 1997 da Papa Giovanni Paolo II . Oltre che nelle numerose Celebrazioni Papali ha diretto la Cappella in più di settanta concerti in Italia e all’estero. Mons.Liberato ha reso più speciale il concerto di ieri sera,attraverso le sue parole e la sua meravigliosa musica. Grazie a tutti per la bellissima serata!

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15 dicembre 1957 – 2017 / 60 anni di sacerdozio per Padre Michele Fortuna: la sua storia.

Dopo pochi giorni ( 10 dicembre 2017) dalla nomina di Padre Rosario Licciardello a Rettore della Basilica di San Domenico, i Domenicani, i devoti di San Domenico e la Confraternita del Rosario si preparano a partecipare al grande evento in programma venerdì prossimo (15 dicembre 2017) quando, alle ore 18, nel Santuario domenicano di Soriano Calabro (VV), padre Michele Fortuna presiederà la solenne Concelebrazione Eucaristica nel 60° anniversario della sua ordinazione sacerdotale.

Padre Michele Fortuna è nato a Zammarò il 25 maggio 1932.

Giovanissimo entrò nell’ordine domenicano a Soriano Calabro, il 02 ottobre 1945.

Dopo la sua ordinazione sacerdotale avvenuta il 15 dicembre 1957, frequento l’università pontificia San Tommaso d’Aquino di Roma dove conseguì il il Lettorato ed il Licenziato in Teologia con la tesi .Ruolo Psicologico delle tre potenze nella Dottrina di S. Caterina Da Siena.

Per quasi dieci anni fu missionario in Pakistan. Attualmente, dal 1984, vive nel  celebre Convento di Soriano Calabro nella chiesa del quale si conserva l’Immagine miracolosa di San Domenico, portata dalla Madonna il 15 settembre 1530.

E’ il Direttore della famosa Biblioteca del Santuario di S.Domenico in Soriano. E’ studioso  e divulgatore  della dottrina di S.Caterina da Siena.

( Padre Michele con un ricercatore )

Padre Rosario Licciardello è il nuovo Rettore della Basilica di S. Domenico in Soriano

Il nuovo Rettore e Superiore della Comunità Padre Rosario Licciardello è stato presentato ai fedeli del Santuario di San Domenico ieri 10 dicembre 2017 , durante la solenne celebrazione delle 18 dal Priore Provinciale dei Domenicani della Provincia di San Tommaso d’Aquino in Italia, fra Francesco La Vecchia.

Padre Rosario già Rettore del Santuario della Madonna dell’Arco di S.Anastasia ( NA) succede al rettorato del Santuario San Domenico in Soriano Padre Remigio Romano O.P.

Breve Cronostoria sulla Cappella del Rosario del 1896 – Cimitero di Soriano

Articolo di Francesco Schiavello

Nel 1896 fu costruita nel Cimitero di Soriano sotto il Priorato del tempo Sig. Facciolo Giuseppe una Chiesetta a spese della Confraternita del Rosario perchè non esisteva una Chiesa da parte del Governo di allora diretta dall’Ente.

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Antica Chiesa/ Cappella del Rosario 1892

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All’interno della Chiesetta , nelle mura laterali si era pensato di lasciare dei loculi per i fratelli defunti. Una parte di terreno su cui fu costruita la Chiesetta fu generosamente offerta dalla beneficenza della Marchesa Signora Francica.

Allo scopo di far fronte alle spese di manutenzione dei loculi nella Chiesetta l’autorizzazione doveva essere prevenuta da una larga data da versare al Tesoriere che rilasciava una ricevuta e di cui farà menzione a margine del deliberato di concessione indicando data e numero della ricevuta dal bollettario d’incasso.

Questa ricevuta doveva essere conservata oltre che dai parenti del defunto ache dal tesoriere della Confraternita e detta omologazione doveva essere firmata dal Priore o chi ne faceva le veci.

Per vigilare della durata di occupazione di dieci anni dalla morte gli intestatari del defunto dovevano presentare il certificato legale rilasciato dall’ufficio di Stato Civile che rimaneva allegato alla pratica relativa da cui era indicata la data di morte.

Per la concessione di occupare un loculo in seguito alla morte di un fratello, si doveva presentare domanda in carta libera al Governo della Congrega e veniva rilasciata tramite una deliberazione. Tutto veniva scritto in un registro speciale custodito gelosamente e con responsabilità dalla Congrega, e di cui ogni fratello aveva diritto di visione gratuita.

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Contratto tra il Priore Pisani Ferdinando e il muratore Bruni ( pag.01)

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Contratto tra il Priore Pisani Ferdinando e il muratore Bruni ( pag.02)

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Nel 1899 per completare i lavori di muratura il Priore Pisani Ferdinando ha fatto bandire una gara privata fra i vari muratori. La migliore offerta è stata quella del Sig. Bruni per la costruzione della muratura a 12 lire al metro quadro compresa la manodopera.

 

 

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All’interno della Chiesetta si trovava una statua in Argilla della Madonna dell’Immacolata collocata attualmente nel cortile della Nuova Chiesa di San Domenico.

 La Chiesetta del 1892 per disposizione dell’allora Amministrazione comunale è stata demolita per dare spazio alla nuova ed attuale Chiesa.

 Grazie alla Confraternità del Rosario ed a Domenico Margiotta per il materiale.

 

 

SORIANO CALABRO E CATANZARO UNITE NELL’INCONTRO: “SAN DOMENICO IN TERRA SPAGNOLA”

Organizzato dal CENTRO THEOTOKOS STUDI RELIGIOSITA’ POPOLARE di Catanzaro, si è svolto il 10 settembre scorso, a Soriano calabro (VV), un interessante incontro presso il Santuario di San Domenico, retto dai padri domenicani, che hanno voluto, quest’anno, vivere la ricorrenza dell’evento prodigioso della consegna del miracoloso “ Quadro di San Domenico in Soriano”, ricordando i 75 anni del ritorno dei frati domenicani presso il Santuario. 


Qui erano arrivati, ecco il legame con Catanzaro, grazie a Padre Vincenzo da Catanzaro. Il Centro Theotokos, fondato da Martino Michele Battaglia (Docente di Antropologia Culturale presso la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici di Reggio Calabria, e coordinatore del centro) e Anna Rotundo (Docente e Saggista, moderatrice del centro), è una costola del Centro Internacional de Estudios sobre Religiosidad Popular: Semana Santa (Università di Valladolid – Spagna), diretto dal prof. Ponga, ed è un progetto internazionale itinerante di altissimo spessore culturale, un percorso che si gloria di studiare la profondità e la bellezza della religiosità popolare. Hanno portato il loro contributo al convegno Padre Remigio Romano, superiore del Convento, Antonio Punturiero, coordinatore regionale delle confraternite della Calabria, e Antonio Caroleo, presidente dell’Unione diocesana delle Confraternite di Catanzaro-Squillace. Josè Luis Alonso Ponga ha tenuto la sua incantevole lectio magistralis su “San Domenico in terra spagnola”, mentre Rotundo e Battaglia hanno relazionato su come l’arrivo dei frati domenicani in Calabria segnò un profondo cambiamento nell’organizzazione religiosa, sociale e culturale di quasi tutta la Calabria, a partire dal 1401, quando i cenobiti si insediarono stabilmente nella città di Catanzaro. Nel 1510 Fra Vincenzo da Catanzaro, un domenicano di vita pia ed austera, su ispirazione del Santo Padre Domenico, come ci tramandano le antiche cronache, venne a Soriano per fondarvi un convento. Data la scarsezza di mezzi e materiali, chiesa e convento poterono essere costruiti con particolari aiuti della Divina Provvidenza. La piccola comunità di frati che si era stabilita a Soriano visse quasi ignorata fino al 1530. In tale anno, nella notte tra il 14 e il 15 settembre, la Madonna, Santa Maria Maddalena e Santa Caterina d’Alessandria vergine e martire apparvero a fra Lorenzo da Grotteria e gli consegnarono una tela rappresentante San Domenico, con il libro nella mano destra e con il giglio nella mano sinistra, perché la consegnasse al superiore per esporla alla venerazione dei fedeli. Nonostante il prudenziale riservo di quei religiosi, nei fedeli si destò una straordinaria devozione verso il Santo raffigurato nella tela, che sarà chiamata “Il Quadro” per antonomasia. A seguito dell’avvenimento del 15 settembre 1530 la Celeste Immagine di San Domenico in Soriano fu oggetto di grande venerazione e devozione e vennero riconosciuti in tutto il mondo innumerevoli miracoli e grazie che dal XVI secolo si verificarono per intercessione del Santo Fondatore dell’Ordine dei Predicatori. Purtroppo, dopo il terribile terremoto del 7 febbraio del 1783 le cose, lentamente, cominciarono a cambiare, per un insieme di vicende storiche. Dopo innumerevoli vicissitudini nel 1866 i Frati Domenicani dovettero, per legge del Governo, abbandonare Soriano e il Santuario. Nel 1942, in piena Seconda Guerra Mondiale, e dopo quasi 80 anni di assenza, i Figli di San Domenico fecero ritorno a Soriano. Il culto e la devozione della Celeste Immagine di San Domenico in Soriano iniziò un nuovo cammino e, anche oggi si registrano delle grazie particolari nei riguardi di coloro che, in svariate circostanze, invocano con fede sincera l’aiuto di San Domenico o si ungono con l’olio della lampada che, giorno e notte, arde dinanzi al “ Quadro” della Celeste Immagine di San Domenico in Soriano.  

Cumprunta rito Magico-Sacrale / Buona Pasqua!

Domenica di Pasqua a Soriano ( foto di repertorio)

Vi sono riti che si perpetuano da secoli, caratterizzati da una profonda intensità tramandata nel tempo, simbolo di una cultura che è riuscita a mantenere intatte le proprie peculiarità. Per i sorianesi, la fede nei valori della Chiesa cattolica è anche emozione e sentimento che porta l’uomo a vivere eventi che si ripropongono ciclicamente perché intrisi di amore sacro. Il legame unico che unisce Soriano al rito magico-sacrale della Cumprunta ne è la dimostrazione.  

La Resurrezione di Tiziano / 1520-22

    Cumprunta è l’incontro tra la Vergine del Santissimo Rosario e il Figlio Risorto, in scena Domenica di Pasqua sul corso trapezoidale di via Roma a Soriano Calabro. Demologia, etnostoria, cronaca di un evento, in cui lo spazio geometrico diviene spazio antropologico. Ad essa è legato l’apogeo e il declino del Santuario Domenicano. Caleidoscopio di immagini, umori e sensazioni che oscillano tra il sacro e il profano, passione e devozione verso i simulacri da parte della Confraternita del Rosario e di tutto il popolo sorianese. Storia di un paese rinato dopo l’immane catastrofe del 1783.
Testi di Michele Martino Battaglia

Giangurgolo: Maschera di origine calabrese

Maschera di origine calabrese, deve il suo nome, secondo alcuni, a Giovanni Golapiena, mentre secondo altri è una corruzione di Zan Gurgola, per via del suo insaziabile appetito.

La sua origine risale al Settecento. Secondo Giuseppe Petrai, autore de “Lo spirito delle maschere”, Giangurgolo era la caricatura del nobile siciliano, divenuta popolare in Calabria dopo il 1713, ossia dopo che, ceduta la Sicilia ai Savoia, molti blasonati che parteggiavano per la Spagna lasciarono l’Isola. Il carattere del personaggio si consolidò nella seconda metà del Settecento, come una delle infinite versioni del Capitano fanfarone e codardo, senza però mai acquisire un’identità forte: a volte è raffigurato come un vecchio, altre come un giovane, a volte con il ruolo di servo, altre con quello di oste. In ogni caso sempre enorme è il suo appetito, a stento placato da “un carretto di maccheroni, una cesta di pane e due botti di vino”. Il suo costume era caratterizzato da un alto cappello a cono, da un corpetto stretto e da pantaloni a sbuffo a strisce gialle e rosse. Sul volto portava una maschera dal naso enorme e una spada altrettanto smisurata gli pendeva su un fianco.
Fonte: teatro di nesssuno

San Domenico in Soriano – 486° Anniversario della Calata del «Quadro»

di Martino Michele Battaglia

«Una grandissima semplicità di colori riluce un artifizio tanto maestrevole in formar proporzionatamente tutto il corpo, che dimostra manifestamente, che l’industria humana non sarebbe à ciò stata bastevole, e la divina ha impiegata in quella tela molt’arte. Dove in tal modo con la maestà del personaggio, gareggia l’umiltà del sembiante, che non sapresti discernere se si rappresenti quivi, il più maestoso uomo che sia stato sopra la terra, o il più abietto, e dispregiato di se medesim14256706_10205841700315854_1218202331_no, che fosse nel mondo: dove in un aspetto serenissimo cagionante a chi lo contempla interno gaudio, e spirituale allegrezza […] E il corpo di quell’Immagine di cinque palmi e un quarto di lunghezza (mm. 1.386), nella destra mano ha un libro, e nella sinistra un giglio, dove egli si dimostra di mediocre statura di aspetto bello, ma venerando e mortificato, col volto alquanto affilato e il naso aquilino, i capelli la maggior parte son canuti, e gli altri (peli), così della barba come della testa, dimostrano che vanno alquanto al rosso; la faccia è molto bianca, e ha col candore congiunta la pallidezza; gli occhi son serenissimi, e da ogni parte che essi guardino rimirano con uno piacevolissimo terrore; le vesti e l’abito non passano il tallone restando tutto il piede di scarpe nere coperto, e finalmente tutta l’Immagine altro non rassembra se non artifizio celeste e divino». Così Silvestro Frangipane (Raccolta dei miracoli et Grazie adoperate dall’Immagine del Padre San Domenicoin Soriano, Stamperia P. Brea, Messina, M.DC.XXI) descrive il Quadro miracoloso del Santo Patriarca Domenico custodito nella “Santa Casa” di Soriano Calabro. La sacra Immagine Acheropita, celebre in tutto il mondo cristiano,richiama ancora oggi viandanti e cercatori di grazie da ogni dove per i prodigi riconosciuti fin dalla sua apparizione.L’immagine di San Domenico impressa sull’involucro di tela
consegnato dalla Vergine Santissima al fratello laico Lorenzo da Grotteria (RC) nella fatidica notte tra il 14 e il 15 di settembre (1530), non è altro che un dono fatto all’allora piccola comunità di frati predicatori che si erano stabiliti nel borgo sorianese, ai piedi della Collina degli Angeli nel dicembre 1510.Il monastero, infatti, fu eretto grazie a padre Vincenzo di Catanzaro O. P., inviato a Soriano dallo stesso San Domenico che gli apparve più volte in visione. Lo storico del Santuario padre Antonino Barilaro O.P. riporta con dovizia di particolari che ci vollero quasi ottant’anni ai fini del riconoscimento ufficiale dei fatti accaduti nel 1530.Numerosi artisti dipinsero la scena della consegna di questo “dono divino” in tutta Europa, tra essi il Guercino (1591-1666) in quel di Bolzano. Oltreoceano il prodigio si propagò soprattutto in America Latina.L’immagine di San Domenico continua ad avere un forte impatto taumaturgico sul popolo cristiano, dispensando grazie e favori a quanti si sono recati e giungono tuttora a pregare al suo cospetto.Rudolf Otto osserva come siamo ormai abituati a usare la parola «santo»21403_302942303182859_807970701_n in senso prettamente figurato, intendendola come predicato assolutamente morale, come il «buono perfetto». Lo stesso Kant definisce volontà santa, quella volontà mossa esclusivamente dal dovere che ci invita ad ubbidire senza esitazione alla legge morale. Sorge spontaneo chiedersi allora quale sia la perfetta volontà morale se non quella che ubbidisce alla legge universale di Dio stabilita dal Creatore nel segno dell’uguaglianza e della fraternità. Legge moraleche durante il medioevo vide in trincea proprio San Domenicoinsieme a San Francesco d’Assisi e ad altri santi alla sequela di Cristo unico e autentico salvatore degli uomini. Si narra cheDomenico, ancora giovane, durante un periodo di carestia a Palencia, vendette i suoi preziosi libri, le suppellettili e tutti i suoi averi per dar da mangiare ai poveri. Ancora, nel 1206, incontrando i legati papali a Montpellier, l’abate Arnaldo Amaury, Pietro di Castelnau e maestro Raul, Domenico li esortò ad abbandonare il lusso, rimproverandoli con la severa eloquenza di un profeta ebraico, inducendoli all’austerità e all’umiltà apostolica.La stessa immagine la ritroviamo oggi in Santa Teresa di Calcutta che fece dei poveri la sua ragione di vita. Proprio perché il povero è il volto di Cristo in terra.Perciò un apostolo della fede come San Domenico non poteva accettare discriminazioni e disparità tra esseri umani. Camminava scalzo con i piedi insanguinati prima di indossare le scarpe per entrare a predicare in una città e annunciare con vigore il vangelo di Cristo, unica via di salvezza.

San Domenico fu in contatto diretto con i monaci calabresi e li ebbe come cooperatori nella missione svolta tra il 1220 e il 1221. Sognava di fondare una fucina di apostoli proprio nella nostra amata terra di Calabria. Le immani fatiche per evangelizzare l’Italia settentrionale stremarono le sue energie al punto che il 6 agosto del 1221, in Bologna, consegnò lo spirito a Dio, proprio nel giorno in cui la Chiesa celebra la Trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor. Nello spirito portava con sé in cielo il bel sogno della Calabria. Scrive Antonino Barilaro O.P.: «Era il primo Santo che conservava, anche nella visione beatifica, una certa nostalgia della terra, di quella terra». Dalla terra di Soriano l’Immagine di San Domenico di Guzmán diede vita a un fermento di fede popolare, che portò alla realizzazione di un complesso monumentale tra i più grandi d’Europa. Domenico Taccone-Gallucci riporta al riguardo la seguente scrittura dello storico calabrese Elia Amato: «MagnificentiaSanctuariiSuriani, Religiosorumsanctitateconspicuorumexempla, SacraeImaginisadorandaac tremenda maiestas, exterorumanimosconsolationesimulac stupore perfundunt», alla quale aggiunge: «Ed invero la fama del tutto straordinaria per sua diffusione in ogni parte del mondo fin dai primi anni della prodigiosa apparizione del Santo Simulacro, non ad altra cagione dee attribuirsi se non che a quella speciale economia della Provvidenza divina, la quale nel secolo della predominante ed insuperbita Eresia volle che appo i popoli si fosse svegliato un maggior culto verso Colui che fu il Martello di essa».Numerose sono le testimonianze di miracoli attraverso l’Immagine di Soriano, in Italia e persino all’estero: Spagna, Austria, Dalmazia, Germania, Belgio.

In occasione del Giubileo Domenicano l’artista sorianese, Antonino Luciano ha realizzato una magnifica cornice di legno massello con vetro antiproiettile, per poter portare il «Quadro» miracoloso (in via del tutto eccezionale)in processione per le vie del paese. Si tratta di un’opera maestosa che Luciano ha offerto come ex voto alla Santa Immagine dispensatrice di grazie e protezione. Il 14 settembre a mezzogiorno solenne traslazione del Quadro con il canto dello SpemMiram(responsorio del Santo).I balconi delle case del piccolo borgo sono adornati con una copia della Celeste Immagine. La Confraternita di Gesù e Maria del SS. Rosario (con in testa il Priore Domenico Margiotta) impegnata insieme al comitato per i festeggiamenti, hanno rivolto l’invito a diverse confraternite del vibonese e del catanzarese per la commemorazione della Calata del Quadro nei ruderinella Chiesa Antica il 15 di settembre. La cerimonia officiata da sua Ecc. mons. Luigi Renzo (vescovo di Mileto) richiama ogni anno fedeli da tutto il comprensorio. La festa del Santo di Caleruegaè quindi motivo di riflessione sul ruolo dei cristiani nell’era attuale. Sul cammino di conversione, nell’anno del giubileo straordinario della Misericordia e del giubileo domenicano sugli 800 anni di predicazione che hanno tenuto vivo il fuoco della fede. La beata Giovanna D’Aza, madre di San Domenico, sognò un cane con una fiaccola in bocca,stretta tra i denti, che girava per il mondo. Era suo figlio che doveva infiammare il mondo con la sua predicazione. La Santa Immagine di Soriano incarna quindi, proprio lo spirito di San Domenico che trasmette il fuoco della fede. Si dice infatti: «Il corpo di San Domenico riposa a Bologna, ma il suo spirito è a Soriano».

 

 

“Shh…”. Una poesia dedicata al bullismo di Bruno Iennarella

Questa fresca brezza notturna s’infrange sulla pelle
come fosse una carezza donatami dall’ Universo
ed i miei occhi sono immersi tra le stelle
ed i ricordi in questa notte di nostalgia.

Ora una stella cadente fende l’ oscurità
concedendomi un sorriso ed una segreta speranza
che rivolgo alle vittime, come me, di bullismo.
Riaffronto, così, senza più paura i vecchi attimi.

Rivedo la mia vita derisa dai volti ridenti
di chi fondava il suo potere sulle mie fragilità;
mi rivedo blindarmi nel silenzio
e non gridare se non con voce soffocata.

“Ascolto”, “aiuto”, “vicinanza” :
parole presto banalizzate
da una lacrima di solitudine trattenuta dentro;
presto rivalorizzate da un gesto di Bene … concreto.

Rivedo i volti di chi Bene mi ha donato
e sono sorridenti, vivi e provo gioia nel ricordarli.
Rivedo i volti di chi per troppo tempo mi ha fatto del male
ed un’ indifferente noia mi lasciano, ora che ne sono immune.

12240080_455960881278004_6139436481001231197_nEd in questo confronto trovo la mia serenità:
persino la cattiveria muore, si dissolve, svanisce nel passato;
rimane il Bene, essenza degli attimi capaci di lasciare nostalgia.
“Nostalgia”: è questo sorriso che rimane nonostante tutto.

Ritorno all’eleganza di questo cielo stellato
col mio sorriso poca fa lievemente accennato
che è ora vivo e parte di questo scintillio di vita;
custodendo nel silenzio la mia segreta speranza …

8 agosto – San Domenico di Guzmán

Il fondatore dell’ordine dei domenicani, detti predicatori

Lo spagnolo Domenico di Guzmán, nel 12° secolo, raccolse intorno a sé un gruppo di preti poveri ma istruiti, pronti a spostarsi da una città all’altra per predicare il messaggio cristiano. Egli fondò l’ordine dei predicatori, che nel corso dei secoli ha fornito alla Chiesa numerosi uomini di cultura, impegnati nella lotta contro l’eresia e nello studio della teologia, ossia della riflessione su Dio e sulla fede

 

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La vita

Domenico nacque intorno al 1172 a Caleruega, nel regno spagnolo di Castiglia, da una nobile famiglia della regione. Studiò teologia e divenne sacerdote; per aiutare i poveri vendette persino i propri libri. Nella Francia meridionale incontrò gli eretici catari (eresia), che rifiutavano la divinità di Gesù, la Croce e l’autorità della Chiesa. Riuscì a convertirne alcuni, ma si rese conto che solo sacerdoti istruiti, capaci di spiegare la parola di Dio e la dottrina cristiana e pronti a imitare la vita in povertà di Cristo e degli Apostoli, potevano replicare in modo convincente alle loro critiche.

Negli anni successivi fondò una comunità di preti che vivevano insieme, seguendo la regola di sant’Agostino, sostenuti dalle offerte dei fedeli (per cui erano detti mendicanti): essi si distinguevano dai frati minori di san Francesco per il fatto che studiavano intensamente e predicavano.

Dopo aver ottenuto l’approvazione del papa, Domenico si recò più volte in Spagna e a Bologna, fondando diversi conventi. Morì a Bologna il 6 agosto 1221.

La leggenda

Solo un decennio dopo la sua morte i frati avvertirono l’esigenza di valorizzare la sua figura per giustificare la crescente importanza dell’ordine da lui fondato. Nel 1233 il suo corpo fu trasferito nell’attuale basilica a lui dedicata e l’anno seguente fu canonizzato, ossia proclamato santo dal papa.

A partire da questo periodo vennero redatte anche le Vite del santo, che mescolavano notizie attendibili ed elementi leggendari per proporre ai lettori un preciso modello: san Domenico rappresentava ciò che dovevano essere i suoi frati, impegnati nella predicazione, nello studio e nell’insegnamento della dottrina cristiana e nella lotta all’eresia.

Giordano di Sassonia racconta una sfida tra Domenico e gli eretici: il libro del santo, gettato nelle fiamme, restò miracolosamente intatto, e così fu mostrata davanti a tutti la santità della sua dottrina. Secondo un racconto scritto verso il 1248, il papa avrebbe visto in sogno il santo mentre reggeva sulle proprie spalle la Basilica di S. Giovanni in Laterano che stava per cadere, simbolo della Chiesa minacciata dall’eresia e dalla corruzione dei preti. Il nuovo ordine era quindi chiamato a salvare la Chiesa da queste minacce.

Organizzazione e finalità dell’ordine dei domenicani

Mentre i monaci benedettini rimanevano nei loro monasteri, i frati domenicani, come i francescani, potevano spostarsi da un luogo all’altro secondo le esigenze. Inoltre erano organizzati in modo più democratico: le decisioni venivano prese dal capitolo generale, che comprendeva i rappresentanti di tutti i conventi, e aveva il compito di eleggere ilmaestro, ossia il capo dell’ordine, e di approvare le costituzioni, vale a dire le norme che si aggiungevano alla regola fondamentale, quella di sant’Agostino. I conventi venivano raggruppati in territori chiamati province. L’ordine divenne ben presto molto influente nella Chiesa: i frati insegnarono teologia nelle università e si impegnarono per precisare i punti discussi della dottrina cristiana e per migliorare il livello culturale dei sacerdoti. Secondo una leggenda Domenico iniziò la pratica del rosario, che si diffuse ben presto tra i cristiani e che fu ritenuta un’arma efficace contro l’eresia.

Dopo la morte del santo, i pontefici chiamarono i frati a svolgere anche la funzione di giudici nel nuovo organismo creato per combattere l’eresia, l’Inquisizione. Ancora oggi i domenicani indossano una tonaca bianca con la cappa e un mantello nero con un cappuccio. Nelle opere d’arte Domenico è raffigurato con un libro in mano, che richiama il valore della cultura, e un giglio, che evoca l’ideale della castità e la devozione alla Madonna.

Soriano Calabro – CASA SAN DOMENICO

Nel 1510 Fra Vincenzo da Catanzaro, un domenicano di vita pia ed austera, su ispirazione del Santo Padre Domenico, come ci tramandano le antiche cronache, venne a Soriano per fondarvi un convento. Data la scarsezza di mezzi e materiali, chiesa e convento poterono essere costruiti con particolari aiuti della Divina Provvidenza.  La piccola comunità di frati che si era stabilita a Soriano visse quasi ignorata fino al 1530. In tale anno, nella notte tra il 14 e il 15 settembre, la Madonna, Santa Maria Maddalena e Santa Caterina d’Alessandria vergine e martire apparvero a fra Lorenzo da Grotteria e gli consegnarono una tela rappresentante San Domenico, con il libro nella mano destra e con il giglio nella mano sinistra, perché la consegnasse al superiore per esporla alla venerazione dei fedeli. Nonostante il prudenziale riservo di quei religiosi, nei fedeli si destò una straordinaria devozione verso il Santo raffigurato nella tela, che sarà chiamata “Il Quadro” per antonomasia. A seguito dell’avvenimento del 15 settembre 1530 la Celeste Immagine di San Domenico in Soriano fu oggetto di  grande venerazione e devozione e vennero riconosciuti in tutto il mondo innumerevoli miracoli e grazie che dal XVI secolo si verificarono per intercessione del Santo Fondatore dell’Ordine dei Predicatori. Purtroppo, dopo il terribile terremoto del 7 febbraio del 1783 le cose, lentamente, cominciarono a cambiare, per un insieme di vicende storiche. Dopo innumerevoli vicissitudini nel 1866 i Frati Domenicani dovettero, per legge del Governo, abbandonare Soriano e il Santuario. Nel 1942, in piena Seconda Guerra Mondiale, e dopo quasi 80 anni di assenza, i Figli di San Domenico fecero ritorno a Soriano. Il culto e la devozione della Celeste Immagine di San Domenico in Soriano iniziò un nuovo cammino e, anche oggi, di tanto in tanto, si registrano delle grazie particolari nei riguardi di coloro che, in svariate circostanze, invocano con fede sincera l’aiuto di San Domenico o si ungono con l’olio della lampada che, giorno e notte, arde dinanzi al “ Quadro” della Celeste Immagine di San Domenico in Soriano.  I frati ivi residenti, promuovono con particolare cura la devozione a S. Domenico, attività culturali e giovanili.