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‘Cripta dei priori’/ Antico Putridarium

SORIANO CALABRO – La “Cripta dei priori”, risalente al XVII secolo e posta sotto la navata dell’antica chiesa dei padri domenicani.

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copyright foto©arch. francesco schiavello – Tutti i diritti sono riservati. È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale della foto

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 Il sito è detto, appunto, dei “priori”, perché qui venivano collocati dopo morti solo i priori del famoso Convento.

«Si tratta di un interessante “Putridarium”, questo di Soriano, di grandi dimensioni, ad unica ampia volta a botte cui sono presenti tutti gli elementi stilistici, costruttivi e tipologici di un putridarium».

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copyright foto©arch. francesco schiavello – Tutti i diritti sono riservati. È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale della foto

 

 

Lo spazio, inoltre, serviva nei secoli a sistemare i corpi dei morti che affrontavano un lento e costante modificarsi dell’aspetto esteriore, cedendo progressivamente le carni in disfacimento.

I cadaveri dei priori domenicani, vestiti con l’abito e i paramenti monacali, venivano collocati all’interno di nicchie scavate lungo le pareti e seduti su appositi sedili-scolatoi in muratura e pietra.

Ogni seduta era munita di un ampio foro centrale e di un vaso sottostante per il deflusso e la raccolta dei liquidi cadaverici o dei resti in via di decomposizione.

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Una poesia della poetessa Noela Firmian (Marianna Stirparo)su Soriano

Di sparse colline e d’alberi che dominano la valle

così è fatta Soriano

nell’immortal posizione della mia mente

riversa sul greto d’un fiume

ove s’abbeverano le greggi
e un usignolo mi dona il suo canto.
Dai trespoli l’orgoglio sale sui monti
si vanta della vista
sul maestoso convento
ove fiori cresciuti alla svelta
conservano semi d’una severa bellezza
e d’una più antica storia
rivelata sui volti di marmo
nascosti fra l’erba.
Stipata dalle stagioni
nei gherigli
l’infanzia resiste paziente
fino alla maturità in pieno autunno
il tempo ove tutto è concesso.
Come fugge il giorno
la mela succosa perisce
nel fertile terreno
mentre il papavero si piega nel sonno.
L’immagine torce
la mia vulnerabilità
s’immerge sì profonda
che crea radici nel vespro.

Noela Firmian

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Soriano Calabro – Il 25 aprile e quella memoria storica che rischia di sbiadire

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Soriano – Foto storica – prima del 1945

25 aprile 1945, 25 aprile 2016.

Tra pochi giorni sono passati settantuno anni anni da quando l’Italia si è liberata del nazifascismo, da quando dalle ceneri di un Paese messo in ginocchio dalla guerra è nato lo Stato democratico che siamo adesso. Dopo il 25 aprile, nel secondo dopoguerra emersero la necessità e il desiderio di cancellare il recente passato attraverso la sistematica distruzione di molti simboli del vecchio regime, fra i quali le scritte murali di propaganda fascista.

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Soriano – Via Giuseppe Garibaldi – Propaganda “Ventennio” Fascista  1925-1945
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Soriano – Via Giuseppe Garibaldi

Oggi noi di Turismo Soriano Calabro dopo settantuno anni come tante altre persone e studiosi riteniamo che queste scritte nel bene e nel male, fanno parte del passato, sono frammenti della storia italiana, ormai decontestualizzati da ogni aurea politica e, in quanto tali, da restaurare o almeno tutelare, comunque da approfondire, come è stato fatto recentemente in occasione dei lavori di conservazione e valorizzazione del nuovo Museo del Terremoto dove gli architetti Schiavello, Prestanicola e Ciconte  trovando una scritta fascista su un muro si sono posti il dilemma sull’utilità o meno della scritta  che hanno trovato ” La giovinezza è bella perchè ha gli occhi limpidi con i quali si affaccia a rimirare il vasto e tumultuoso panorama del mondo; è bella perchè ha il cuore intrepido che non teme la morte“, ma per l’importanza storico-documentaria ovviamente hanno optato per la conservazione.

 

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Soriano – Nuovo Museo Del terremoto
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Soriano – Nuovo Museo del Terremoto – Scritta Ex GIL, Conservazione per “importanza” Storica Documentaria

 

Sono ancora vive e contrastanti le posizioni e le polemiche rispetto ai recuperi conservativi o ai restauri di scritte a carattere propagandistico di chiara matrice fascista, ma noi di Turismo Soriano Calabro pensiamo che queste memorie vanno conservate come tracce, frammenti, importanti per comprendere la nostra storia più recente,e guardando queste tracce  essere orgogliosi dei nostri antenati che hanno combattuto per avere un paese democratico.

 

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Soriano – Via Cav. Daffinà
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Soriano – Via Cav. Daffinà – Propaganda “ventennio” Fascista 1925 -1945

 

DA SORIANO CALABRO A VALLADOLID – LA SPAGNA E LA PIETÀ POPOLARE NEL MONDO: RITI E TRADIZIONI DELLA SETTIMANA SANTA CONFRONTO

 

Soriano Calabro ( Cumprunta 2015 )

Si è concluso di recente a Valladolid (España) il III Congreso Latinoamericano de Religiosidad Popular sulla Semana Santa, Representaciones y ritos representados. Desenclavos, pasiones y vía crucis vivientes che ha visto la partecipazione di antropologi, etnomusicologi, storici, filosofi e sociologi provenienti da varie università europee ed extraeuropee come: D. Armando Partida Tayzan (Universidad Nacional Autónoma de México), D. Josep Mª Sabaté i Bosch (Universitat Rovira i Virgili (Tarragona), Dña. Mª Pía Timón Tiemblo y Dña. Consolación González Casarrubios (Instituto del Patrimonio Cultural Español y Universidad Autónoma de Madrid), D. Ángel J. Moreno Prieto (Instituto Universitario de Historia “Simancas” – Universidad de Valladolid), Dña. Intidhar Ali Gaber Al-Harishawi (Universidad de Bagdad – Irak), Dña. Mª Beatriz Aracil Varón (Universidad de Alicante), D. Nelson E. Pereyra Chávez (Universidad Nacional San Cristóbal de Huamanga-Ayacucho- Perù), D. Salvador Rodríguez Becerra (Universidad de Sevilla), D. Luis Resines Llorente (Estudio Teológico Agustiniano). Il congresso organizzato dal Centro de Antropología Aplicada dell’Università di Valladolid e dallo Estudio Teológico Agustiniano ha riscosso notevole successo grazie all’impegno dei prof. José Luis Alonso Ponga, P. Fernando Joven Álvarez, David Álvarez Cineira, Pilar Panero García.

Soriano Calabro – Antico Convento San Domenico 1510

Rappresentazioni e riti Pasquali rappresentati in tutto il mondo cristiano hanno affascinato studiosi e ospiti accorsi ansiosi di comprendere il rapporto intrinseco tra ritualità popolare e liturgia. Questa conferenza, come nel 2008 e nel 2010, ha avuto come scopo precipuo quello di facilitare lo scambio e la discussione tra ricercatori provenienti da diversi campi di studio e di provenienza geografica diversa. Tuttavia, questa terza volta, ha dedicato particolare attenzione alle rappresentazioni della Passione. Per l’occasione un nuovo spazio è stato dedicato anche a studi su elementi importanti come composizioni musicali che accompagnano i riti e rappresentazioni.

Il Congresso aperto da Sua Eminenza, cardinale Ricardo Blázquez Pérez, Arcivescovo di Valladolid e presidente della Conferenza episcopale spagnola, ha registrato la presenza autorevole di antropologi e storici italiani di rilievo, tra cui: Francesco Faeta, Ordinario di Antropologia generale presso l’Università di Messina, Ignazio E. Buttitta (Università di Palermo) oltre allo storico Pietro Totaro (Università di Bari – Aldo Moro). Tra loro anche un giovane etnomusicologo palermitano Giuseppe Giordano (La Sapienza-Roma) e Martino Michele Battaglia (Università di Messina) docente di Antropologia Culturale presso la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici di Reggio Calabria che è ritornato a Valladolid per la terza volta. Battaglia, ancora una volta ha rappresentato con successo la Calabria e in particolare il Vibonese con i suoi modi di vivere il sacro nella Settimana Maggiore. A tal proposito, ha rilevato, tra l’altro, che Benedetto Croce precisa come i drammi sacri spagnoli ottennero fortuna in Italia grazie ai predicatori spagnoli abili nell’esercizio dell’ars oratoria dai pulpiti delle chiese, famosi per aver introdotto i cosiddetti ‹‹concetti predicabili››.

Battaglia con Cristina Laura Casado Medrano ( Università di Valladolid) e Davide Alvarez Cineira ( Estudio Teologico Agustiniano )

Il dato storico ineccepibile, grazie allo storico del Santuario Domenicano di Soriano padre Antonino Barilaro O.P., ci informa che nel 1664 uno stampatore vibonese, Domenico Antonio Ferro, giunse da Napoli, dove lavorava, a Soriano per impiantare una tipografia per il convento, voluta da frate Domenico De Sanctis, bibliotecario dell’epoca. In essa furono tra l’altro stampati due volumi, complessivamente di 1.500 pagine di ‹‹Considerazioni predicabili sopra gli Evangeli della Quaresima e altre feste dello stesso De Sanctis, un modo di recitare il Santissimo Rosario con tre meditazioni per ciascun misterio››. Perciò, Battaglia ha posto l’accento sul fatto che i Domenicani insieme alla confraternita di Gesù e Maria del SS. Rosario siano stati tra i primi a importare queste manifestazioni paraliturgiche dalla Spagna in virtù dei rapporti sempre più stretti con la corona spagnola legati all’apparizione del Quadro miracoloso di San Domenico (15 settembre 1530).

A ciò, si aggiunge un altro dato storico importante relativo all’acquisto della contea da parte dei Frati Predicatori col contributo di Filippo IV nel 1652, oltre agli archivi della Confraternita che registrano come col tempo siano stati sostituiti i simulacri protagonisti della sacre drammatizzazioni del triduo pasquale. Col congresso la religiosità popolare che è alla base degli eventi culturali della Settimana Santa ha posto in rilievo il fenomeno relativo ai valori sulla base religiosa che è diventata un fenomeno sociale e culturale in molti luoghi in ambito Euromediterraneo.

 

Lo studioso sorianese ha posto in rilievo con l’ausilio di diapositive la straordinarietà del luogo ove si svolgono i riti del triduo pasquale con la Magnifiche Rovine a fare da sfondo alle processioni, oltre all’impegno costante della Confraternita di Gesù e Maria del SS. Rosario a partire dal Priore Domenico Margiotta con il suo direttivo. Un ricordo speciale Battaglia lo ha tributato al Sottopriore, Antonio Grillo, scomparso nel 2015 per lo spirito di abnegazione con cui ha svolto il proprio compito in seno alla Confraternita, al Santuario e nei confronti della comunità sorianese. Di grande interesse anche lo studio di Giuseppe Giordano che ha relazionato sui modi di cantare la Passione in Sicilia e nel palermitano in particolare, ponendo in risalto come la musica e il canto accomuna in un certo senso le consuetudini delle processioni del Venerdì Santo anche in Calabria. Giordano per l’occasione ha presentato una rilevazione etnografica sui cantori siciliani che ha destato l’attenzione di tutti proprio per l’esclusività e l’esperienza con cui il filmato è stato redatto.

La chiusura dei lavori è stata affidata ad Enrique Gavilán Dominguez, professore di storia antica e medievale presso l’Università di Valladolid, con la conferenza la teatralità delle processioni: tra dramma e rituale, che ha analizzato le processioni pasquali come spettacolo. La questione centrale che lasciano non è “che cosa rappresentano?”, Ma “che cosa fanno?”. Il cambiamento si basa su una concezione del teatro che non è semplicemente mimesis, ma l’evento.

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Articolo di Anna Rotundo

San Francesco di Paola, Soriano prepara una mostra per i 600 anni. Le reliquie saranno in città

Il 27 marzo ricorreranno i 600 anni dalla nascita di San Francesco di Paola. E Soriano Calabro, da sempre devota, ha deciso di celebrare la ricorrenza con un’importante mostra di libri antichi, agiografie, ritratti e stampe su Francesco di Paola.

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Soriano Calabro: La prima biografia stampata si S. Francesco di Paola ( cinquecentina )

Soriano calabro. Biblioteca Calabrese, La prima biografia stampata di s.Francesco di Paola ( cinquecentina ).

L’evento prenderà il via il 2 aprile alla biblioteca calabrese di Soriano, tra gli organizzatori insieme al Comune, alla Regione e al ministero per i Beni culturali. Verranno esposti circa duecento pezzi, tra cui preziosissimi reperti bibliografici e iconografici come ad esempio le rarissime opere di G. M. Perrimezzi, P. Regio, F. Russo.

«Tra il vastissimo repertorio – spiega il sindaco di Soriano Francesco Bartone – sarà esposta la rarissima prima biografia del Santo (nella foto, ndr) stampata e risalente al 1582, edizione limitata, perché la tiratura di un libro nel Cinquecento era piuttosto contenuta».

Tutto il materiale storico e figurativo di proprietà della biblioteca calabrese di Soriano, per la prima volta sarà raccolto e messo a disposizione di quanti volessero vederlo. Un’occasione da non perdere, insomma. Ritratti del paolano, incisioni, scene di miracoli, vedute del convento e del santuario di Paola ma anche di altri luoghi, oltre a numerose raccolte di preghiere e canti devozionali.

«Per l’occasione – fa sapere ancora Bartone – Soriano sarà una delle tappe inserite nell’itinerario storico tra Calabria e Sicilia, “Tra mare e terra”, infatti di ritorno da Milazzo le sacre reliquie sosteranno per ben due giorni nella chiesetta campestre dedicata al Santo, esposte ai numerosi fedeli non solo di Soriano ma dell’intero circondario».

La visione del frate Domenicano Lorenzo dalla Grotteria e gli echi dell’iconografia del miracolo di Soriano in Dalmazia

Andrés Amaya, Apparizione della Vergine ad un domenicano di Soriano, fine XVII sec., Museo Nacional de Escultura, Valladolid

Author: Ivana Čapeta Rakić

Nella notte che precedette l’ottavo giorno dalla nascita della Vergine Maria, 15 settembre dell’anno del Signore 1530, nella chiesa del monastero domenicano di Soriano, il sagrestano, Lorenzo dalla Grotteria, ebbe una visione. Finendo di accendere le candele per il primo servizio mattutino, gli apparvero tre donne poi identificate come la Vergine stessa accompagnata da Maria Maddalena e da santa Caterina d’Alessandria. La piu onorevole delle tre gli consegno il quadro raffigurante san Domenico che ancora oggi viene venerato come miracoloso e non opera della mano d’uomo. La fama dell’immagine miracolosa si diffuse ben presto fuori dai confini del Regno di Napoli e quello siculo arrivando oltre persino a quelli italiani, fino addirittura in Dalmazia. Due sono le direttrici iconografiche fondamentali che hanno accompagnato gli echi del miracolo di Soriano in Dalmazia: una che si basa sulle copie del miracoloso quadro di san Domenico di Soriano e l’altra variante, molto piu frequente, che ha come asse tematico la rappresentazione dell’evento miracoloso in se, ossia la visione da parte del sagrestano Lorenzo dalla Grotteria nella notte in cui ebbe in dono il quadro. Nel presente articolo vengono prese in esame tutte le fonti di rilievo che hanno potuto esercitare una qualche influenza nella diffusione dell’insieme iconografico della visione di Soriano e nella sua ricezione da parte degli esponenti della pittura dalmata.

Two books published in 1621 and 1665 can be considered iconographic sources for the research of the iconographic subject, known in Croatian art history as the Miracle of Soriano. The first, published in Messina, “Raccolta de’ miracoli fatti per l’intercessione di san Domenico, istitutore del sacro ordine de’ Predicatori, con l’occasione d’una sua imagine portata dal cielo in Soriano” was written by the monk Sylvester Frangipane, while the second one, “Cronica del Convento di S. Domenico in Soriano dall Anno 1510 fin´al 1664” was also written by a Dominican monk – Antonino Lembo. In both we find the records of the event which took place during the night preceding the eighth day of the Nativity of the Virgin Mary, September 15th, 1530. Exactly three hours before dawn, as reported by Lembo, sacristan Lorenzo della Grotteria experienced a vision to be envied for. According to the monastery rules, the sacristan headed the same night to the uncompleted church of Saint Dominic in Soriano to lit candles and prepared everything for the morning service. Having lit the candles he saw three women in ceremonial attire, of magnificent looks and indescribable beauty that he stood frozen like a statue. One of them, the most honorable one, asked him about the convent, the church and the possession of images depicting Saint Dominic. The sacristan replied that there is no other saint’s image except the one crudely painted on the wall. And then the woman – Madonna accompanied by St Mary Magdalene and St Catherine of Alexandria – handed him a painting with the image of St Dominic, to take it to the prior of the monastery, Domenico Galiano, and to be placed on the altar. In front of the image made without hands, the miracles started to happen: primarily miracles of healing and deliverance from trouble and evil. But miracles took place also before the reproductions of the original. There are two basic iconographic guidelines of the resonance of the Miracle of Soriano in Dalmatia: one that copies the image not made with hands, a real portrait of Saint Dominic from Soriano, and another, much more common, that represents the miraculous event or the vision of the sacristan Lorenzo della Grotteria. The text analyzes all relevant sources that could affect the dissemination of the iconography of the vision in Soriano and its reception in the examples in Dalmatian paintings.

Godine 1621. i 1665. tiskane su dvije knjige koje možemo smatrati izvorima za istraživanje ikonografske teme, koju u hrvatskoj povijesti umjetnosti poznajemo pod nazivom Čudo u Sorianu. U Messini je najprije tiskana zbirka “Raccolta de’ miracoli fatti per l’intercessione di san Domenico, istitutore del sacro ordine de’ Predicatori, con l’occasione d’una sua imagine portata dal cielo in Soriano” iz pera redovnika Silvestra Frangipanea, a potom godine 1665. “Cronica del Convento di S. Domenico in Soriano dall Anno 1510 fin´al 1664.“ također iz pera jednog dominikanskog redovnika – Antonina Lemba. U objema pronalazimo zapise o događaju što se odvio u noći koja je prethodila osmom danu od Rođenja Djevice Marije, 15. rujna godine gospodnje 1530. Točno tri sata prije zore, kako izvještava Lembo, sakristantu Lorenzu dalla Grotteria dogodilo se viđenje, na kojemu mu treba zavidjeti. Kako je to nalagao običaj samostana sakristant se zaputio za noći u još nedovršenu crkvu sv. Dominika u Sorianu kako bi upalio svijeće i pripremio sve za jutarnju službu gospodnju. Dovršivši paljenje svijeća ugleda u crkvi tri žene u svečanoj odjeći, veličanstvena izgleda i neopisive ljepote zbog čega se ukoči poput statue. Jedna od njih, za koju se uspostavilo da je Najčasnija među njima, upita ga o samostanu, crkvi i posjedovanju slike s prikazom njezina titulara, sv. Dominika. Sakristant odgovori da nemaju druge svečeve slike doli jedne grubo naslikane na zidu (rozzamente dipinta nel muro). Rekavši to žena u viđenju (Bogorodica u pratnji sv. Marije Magdalene i sv. Katarine Aleksandrijske) preda mu sliku s likom sv. Dominika, koju je po njenom nalogu trebao odnijeti prioru samostana, Domenicu Galianu, a potom postaviti na oltar. Pred nerukotvorenom su se slikom odmah počela događati čuda: primarno čuda ozdravljenja i izbavljenja od nevolja i zla. No, čuda se nisu događala samo pred “izvornom“ slikom već i pred onim slikama koje su reproducirale nerukotvorenu sliku sveca. Dvije su osnovne ikonografske smjernice odjeka sorijanskog čuda u Dalmaciji: jedna koja kopira nerukotvorenu sliku, stvarni portret sv. Dominika iz Soriana, i druga, mnogo češća, koja za tematsku okosnicu uzima uprizorenje samog čudesnog događaja, odnosno viđenje sakristanta Lorenza dalla Grotteria u noći primitka slike. U tekstu se analiziraju svi relevantni izvori koji su mogli utjecati na diseminaciju ikonografije sorijanskog viđenja i njenu recepciju na primjerima dalmatinskoga slikarstva.

San Domenico visto da Santa Caterina da Siena

«Io, o dolcissima figliola, ho generato questi due figlioli [Gesù e Domenico]: uno, generandolo secondo natura, l’altro, adottandolo amorosamente e dolcemente».

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«Come questo Figliuolo generato naturalmente da me fin dall’eternità avendo assunta la natura, mi fu obbediente fino alla morte; così il figliuolo mio adottivo DOMENICO, tutto quanto ha fatto dall’infanzia sino alla fine della sua vita, è stato regolato secondo l’obbedienza del miei comandamenti. Nemmeno una volta ha trasgredito un qualunque mio precetto, perché mantenne intemerata la verginità del corpo e dell’a­nima e conservò la grazia del battesimo, in cui rinacque spiritualmente.

Come questo Figlio naturale, Verbo eterno della mia bocca, predicò al mondo quelle cose che gli furono da me comandate, e rese testimonianza alla Verità, come egli disse a Pilato; così il figlio mio adottivo Domenico predicò la Verità delle mie parole al mondo: fra gli eretici e fra i cattolici: e non solo per sé medesimo, ma anche per gli altri; non solo mentre visse, ma anche pei suoi successori, per mezzo dei quali se­guita a predicare e predicherà ancora. Perché come il mio Figlio naturale mandò i suoi discepoli, così questo adottivo mandò i suoi frati, per cui, come il mio Figlio naturale è il mio Verbo, così questo adottivo è banditore e portatore del mio Verbo. A questo fine, per un mio dono straordinario, è stato dato a lui e al suoi frati di comprendere la Verità delle mie parole, e di non allontanarsi mai dalla Verità.

Di più, come il mio Figlio naturale ordinò tutta la sua vita e tutte le sue azioni alla salute delle anime, così il figlio mio adottivo Domenico pose tutto il suo studio e tutte le sue forze per liberare le anime dalle insidie dell’errore e dai vizi. Questa è la principale intenzione, per la quale egli fondò e coltivò il suo Ordine: lo zelo per le anime. Io ti dico che Domenico in quasi tutte le sue opere si assomiglia al mio Figlio naturale, perciò ne vedi ora anche l’immagine del suo corpo, che ebbe molta somiglianza con l’immagine del corpo del mio sacratissimo unigenito Figlio».

da B. Raimondo da Capua, Vita di S. Caterina da Siena, Siena, Cantagalli, 1952, 1. II, c. VI, 204-205

Soriano e il culto dei Santi Medici Cosma e Damiano

 di Martino Michele Battaglia

Partimmu di tantu luntanu

  San Cosma e Damianu

   La grazia ti cercamu

 

     Cu voli grazii

   Mu vene a Surianu

ca c’è San Cosma e Damianu

 

Vorria sapiri cu vi fici tantu belli

Supa a sta vara tutti dui fratelli

 

  San Cosma e Damianu

  Siti medici  suprani

   e cu cori vi pregamu

  San Cosma e Damianu

 

  Che bella sta jurnata

  Di stari in cumpagnia

  San Cosma e Damianu

  Pregati Iddiu pe’ mia

  Nui di la casa facimmu stu vutu

  San Cosma e Damianu datici aiutu

 

Nui pe’ na grazia venimmu a Surianu

  San Cosma e Damianu

  e tu ci l’hai da fare

  e tu ci l’hai da fare .

 

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Cantavano così  schiere di pellegrini che dal XVIII secolo in poi, giungevano a Soriano per venerare i Santi Medici Cosma e Damiano .

Ancora oggi nei giorni della festa , il 26 e il 27 di settembre di ogni anno, questo canto riporta indietro l’orologio della storia, quando tanta gente dei paesi limitrofi , ma anche da altri posti della penisola, giungeva a Soriano per stare in compagnia dei Santi Medici Cosma e Damiano, che testimoniarono la loro fede in Cristo fino all’estremo sacrificio.

Le poche fonti disponibili sulla vita dei due santi , riferiscono  che  Cosma e Damiano  nacquero in Arabia,  e appartenevano ad una nobile famiglia che professava clandestinamente la religione cristiana. Il padre forse di nome Niceforo, probabilmente morì martire in giovane età, la loro madre  donna molto pia, di nome Teodora(o Teodata),  si occupò della loro educazione. Per ragioni di studio si trasferirono  probabilmente ad Alessandria in Siria, dove appresero  l’arte medica.  In Siria a quel tempo vi erano le scuole più rinomate di Teofrasto e Galeno. La scuola di Galeno, tra l’altro era ben accolta dalla Chiesa per il fatto di considerare il corpo come lo strumento dell’anima  creato da un Ente Supremo. Di qui, i due fratelli  esercitarono a Egea (Aigai in Cilicia, attuale Ayas degli Armeni in Turchia e a Ciro (Cyr o Kiròs) e in Siria come testimoniato dal Vescovo Procopio.  La Cilicia si era convertita ben presto al cristianesimo dopo la predicazione di San Paolo. Alcuni scritti parlano di un farmaco di loro invenzione chiamato Epopira,  ma è noto che essi univano alla cura la preghiera,  si dice infatti  che avevano ricevuto dallo Spirito Santo  il potere di guarire ogni sorta di malattia a uomini e animali. Accresciuto il loro potere taumaturgico in tanti andavano a trovarli per essere guariti e si convertivano al cristianesimo, non a caso molti pagani scelsero liberamente di accettare il credo cristiano dei Santi Medici.   I due fratelli non accettavano mai alcun compenso di qualsiasi natura per i loro servigi, ciò gli valse l’appellativo di Santi Anàrgiri con cui passarono alla storia, che significa  nemici del denaro, dal greco anargyroi. Tuttavia, il libro del Sinassario  della Chiesa di Costantinopoli riferisce che una donna di nome Palladia  , dopo aver speso tutto con i medici, si recò da loro e subito guarì. Offrì allora  un piccolo dono(tre uova) a Damiano che lo accettò non per cupidigia di danaro, ma per non far torto allo zelo e alla buona volontà della donna. Quando Cosma fu al corrente di ciò, profetizzando l’imminente martirio,  ordinò che alla sua morte il suo corpo fosse seppellito lontano da quello del fratello. Il Signore apparve allora a Cosma per scusare Damiano per l’accettazione del dono. Il proconsole romano Lisia, venuto a conoscenza della fama dei due Santi  ordinò che gli fossero portati davanti. Vedendoli di fronte  Lisia chiese quali fossero i loro nomi ed essi risposero : ‹‹I nostri nomi sono Cosma e Damiano e abbiamo altri tre fratelli : Antimo, Leonzio ed Epupreio; la nostra patria è l’Arabia e come cristiani non possediamo ricchezze  ››. Dopo fustigazioni e torture i cinque fratelli subirono il martirio per ordine di Lisia sotto il regno di Diocleziano a Ciro (o forse a Egea),  probabilmente  nel 303,  secondo la pena riservata ai nobili. Con coraggio i Santi Medici diedero testimonianza della loro fede insieme ai loro giovani fratelli pregando per il loro carnefici mentre le loro teste cadevano ad una ad una. L’iconografia riproducendo  la narrazione del momento della loro sepoltura  attesta che mentre alcuni uomini si apprestavano a dare a Damiano sepoltura separata dal fratello un cammello  che si trovava vicino al luogo, parlò e disse :‹‹ Nolite eos separare a sepoltura, quia non sunt separati a merito ››. Teodoreto  li definì illustri atleti e generosi martiri. Papa Felice IV fece costruire a Roma una grande basilica in loro onore, e pare che il 27 settembre sia il giorno commemorativo della basilica e non la data del martirio. Infatti, a causa di tale incertezza sul giorno del Martirio, la Chiesa ha trasferito il giorno della festa dei Santi Medici al 26 settembre. La tradizione asiatica festeggiava i due santi il primo giorno di Novembre, quella romana il primo luglio e quella arabica il 17 ottobre. Molte chiese sorsero e furono dedicate ai Santi Cosma e Damiano, nei secoli IV e V, in Panfilia, in Cappadocia, a Edessa e a Costantinopoli dove furono erette quattro basiliche in loro onore. Di esse ebbe grande risonanza in tutto l’oriente, per la magnificenza dei loro ornamenti, quella fatta costruire  dall’imperatore Giustiniano nel 571 sulle loro tombe, dopo essere guarito per loro intercessione. In questa basilica divenuta santuario nazionale, numerosi ammalati si recavano per impetrare la guarigione dai loro mali, praticando il rito della ‹‹incubazione››. Perciò i malati passavano la notte in chiesa addormentandosi, e durante il sonno i Santi venivano a curarli, facendo un’operazione chirurgica, i cui effetti si notavano subito il giorno dopo, se era necessario, oppure applicando un impacco a base di olio e cera, o in definitiva suggerendo rimedi a volte molto strani.  Sotto il pontificato di San Gregorio Magno  le reliquie dei cinque Santi martiri furono traslate dalla città di Ciro a Roma nella basilica a loro dedicata da papa Felice IV. In questa basilica lavorava un diacono di nome Giustiniano che aveva la gamba destra divorata da un cancro. Una notte mentre dormiva  accanto all’altare dove si trovavano le reliquie dei Santi martiri, gli apparvero in sogno i due santi Medici con unguenti e strumenti chirurgici. Pare che Cosma abbia chiesto a Damiano dove poter recuperare una gamba di ricambio e Damiano abbia risposto che nel cimitero di San Pietro in Vicoli si trovava il cadavere di un uomo di colore  etiope da poco seppellito. Di qui a seguire il racconto, i due Santi si recarono al cimitero e amputarono la gamba all’etiope  e sostituirono la gamba corrosa del povero diacono che al risveglio non sentiva più dolore e si accorse di avere una gamba nuova più scura dell’altra. Tornando a casa il diacono raccontò il miracolo a tutti così in tutto il mondo i divini fratelli, risanatori del male, furono  da allora designati patroni dei medici, dei chirurghi, dei farmacisti e invocati come protettori degli ospedali. Il culto dei Santi Medici nel tempo, si è propagato in tutta Europa e si è radicato in tutte le regioni italiane. Infatti, i crani dei Santi vennero traslati da Roma a Brema nel X secolo : nel 1581 la figlia dell’imperatore Carlo V, Maria ,  li donò alla chiesa delle clarisse del convento di Madrid. Tuttavia, le stesse reliquie sono venerate anche nella chiesa di San Michele Arcangelo a Monaco di Baviera dove secondo un’epigrafe furono poste nel XV secolo. Le prime notizie invece sulla reliquia custodita  a Bitonto è del 1572 secondo la data di svolgimento della visita pastorale di mons. Musso. La venerazione ai Santi Cosma e Damiano si diffuse rapidamente non solo nel Lazio, ma in tutta la penisola. In Toscana la famiglia dei Medici verso la metà del 1400  li elesse propri patroni, facendoli oggetto di culto  e commissionando al Beato Angelico  alcune tele con gli episodi relativi ad alcuni episodi della loro vita e ad alcuni prodigi compiuti dopo la loro morte. Tra le tele spiccano la pala di San Vincenzo di Annalena, commissionata da Cosimo per Annalena Malatesta, ttra il 1430 e il 1440, la pala di San Marco , di qualche anno posteriore,  in cui è rappresentata la scena del trapianto della gamba nera, tema ripreso in seguito da tanti altri artisti, e la scena del cammello che parla al momento della sepoltura dei due fratelli. La nascita dei trapianti risale quindi proprio al terzo secolo d. C. quando si verificò il miracolo del primo trapianto di arti nella storia della medicina, di gran lunga in anticipo   rispetto a quando nel  1902  il chirurgo francese, Alexis  Carrel, premio Nobel per la medicina nel 1912, mise a punto la tecnica di anastomosi vascolare, in grado di suturare fra loro i vasi sanguigni. Si sa, che grazie a questa tecnica furono compiuti i primi esperimenti sui trapianti di organi nella scienza medica moderna,  anche se la figura dei Santi Medici resta un punto di riferimento nel campo medico-scientifico. A loro sono dedicati seminari e convegni come in Puglia dove in occasione della loro festa si radunano  medici, donatori di organi, donatori di sangue, trapiantati e pazienti in attesa di trapianto di organo. Il culto dei Santi Medici è radicato  in particolare al Sud della penisola. La devozione , attestata nel Medioevo, ha ripreso uno slancio ulteriore  in epoca moderna per il fatto di rispondere alle ansie legate alla precarietà dell’esistenza.

A Soriano  c’è una statua di pregevole valore artistico, opera del rinomato scultore serrese, Vincenzo Zaffino, che la scolpì agli inizi del XVIII secolo su committenza della famiglia Grillo di Soriano, che successivamente la diede in dono alla chiesa Matrice dedicata a San Martino Vescovo di Tours. Gli anziani infatti, raccontano ancora, che negli anni trenta, durante la festa dei  Santi Medici,  l’erede del simulacro della famiglia Grillo, il signor Raffaele, falegname, protestò vivacemente nei confronti del parroco di allora, l’arciprete Domenico Bartone, chiedendo la restituzione del gruppo statuario. Al passaggio della processione chiese all’arciprete Bartone dove stessero portando i suoi Santi, intimando di lasciarli davanti alla sua abitazione. Il parroco ignorò le minacce facendo proseguire il corteo processionale, quando il signor Raffaele uscì dall’officina del fratello Francesco, impugnando una grossa mazza con cui colpì rabbiosamente la base del simulacro. Le due splendide sculture miracolosamente non subirono il minimo danno tra lo stupore dei presenti che fermarono subito il contestatore. Il signor Raffaele Grillo, a detta della moglie, compì questo gesto estremo per  affermare un suo diritto, e cioè, la restituzione del simulacro dei Santi Medici. Altro aspetto riprovevole riguarda il furto dei due piccoli vasi dell’antica spezieria del santuario domenicano che uno dei due santi teneva  presso di se sopra una specie di portaoggetti in legno dove erano predisposti i ferri chirurgici utilizzati dai due fratelli per i loro interventi. Spesso si sente dire che i Santi Medici si sono serviti di questo simulacro, che accomuna i due fratelli come protesi in un atto di amore verso gli ultimi, operare prodigi e risolvere casi disperati, questo è certamente il motivo di tanta devozione da parte dei fedeli. Quasi tutti i miracolati raccontano di aver sognato, a volte in coma, o nei momenti difficili della loro malattia, uno di loro che, col volto sorridente, che li incoraggiava a non preoccuparsi assicurando loro la guarigione, chiedendo in cambio di venire nella loro casa di Soriano per ringraziarli di persona. Il gruppo statuario dei Santi Medici, è stato recentemente restaurato su iniziativa del parroco don Pino Sergio  dal maestro Saverio Scigliano che ha riportato le due splendide sculture allo stato originale per essere  nuovamente venerate e ammirate per la loro bellezza artistica dai fedeli. Sulla figura carismatica dei due Santi don Pino Sergio afferma: ‹‹Questa attenzione ai malati è pure uno strumento  efficacissimo di apostolato  cristiano. È appunto l’opera di proselitismo costa il martirio ai due fratelli martirizzati con altri cristiani››. Tanta gente continua ad affidarsi ai Santi Medici per cercare di superare le difficoltà della vita, perciò molti pellegrini giungono a Soriano, dove un tempo vi era una grande festa in onore dei due Santi martiri cristiani. Gli ex-voto davanti al simulacro dei Santi Medici Cosma e Damiano di Soriano, rappresentano una ‹‹grandiosa ierofania››, che nega la morte per affermare la vita attraverso la speranza messa in scena da quella ‹‹strategia del desiderio›› che arretra dinanzi al pericolo della nullificazione in prospettiva della vita eterna promessa da Cristo.

Martino Michele Battaglia

CULTURA. San Domenico in Soriano-485° Anniversario della Calata del «Quadro»

CULTURA. San Domenico in Soriano-485° Anniversario della Calata del «Quadro» Martino Michele Battaglia 

«Contea fu già questa Terra, co’ suoi tre villaggi, S. Basilio, Santa Barbara, e Motta S. Angiolo, de’ Primogeniti de’ Duchi di Nocera Carafi, trattenitori di splendida Corte, e Cavallerizza, oggi estinti. Dalla Regal Camera l’acquistarono i padri qui di S. Domenico nell’anno 1652, per ottantaquattromila ducati. Siede in sito elevato, e discosto per poche miglia dal mare, Nel più basso però posa il Convento, e la Chiesa. Magnifica è questa, ancorché riparata dal grave danno de’ Tremuoti, cui soggiace la Provincia, allargandosi con varie cappelle di fondo, e di architettura moderna, alzando cupola, e cornicione.

  

 Ha luogo nell’altar maggiore, sempre ricco di candelieri, e vasi di argento col paliotto di ricamo, la Sagra Immagine in tela di celeste pennello, si com’è fama, con diversi ornamenti, quasi che sempre vi si celebrasse la festa. Più lampane pur di argento, del continovo l’illuminano, apparendo fra colonne di marmo, sovra il tabernacol di gemme, e alabastri per la Venerabil Eucarestia, sostenuta da una meza figura parimente in argento della Beatissima Vargine: mentre rimangon su le porte laterali del choro, largo di giro, co’ seggi di capriccioso intaglio di noce, le statue di marmo, delle Sante Caterina Vergine e Martire, e Maria Maddalena».

 

Inizia così la descrizione di Soriano e della “Santa Casa” di San Domenico di Giovanni Battista Pacichelli. Il racconto fa parte del diario dei suoi viaggi pubblicato nel volume: Il Regno di Napoli in prospettiva diviso in dodici provincie. Nei suoi appunti su Soriano, l’abate decanta oltre all’imponenza del convento con la sua monolitica costruzione, il valore delle ricchezze costituite da innumerevoli opere d’arte, con particolare riferimento alla copiosa biblioteca, apprezzata da diversi storici ed eminenti studiosi che la definirono, a ragione, una delle meraviglie dell’Italia Meridionale. Pacichelli, alla stregua di altri autori (Silvestro Frangipane, Antonino Lembo, Domenico Taccone-Gallucci, Antonino Barilaro) attesta che la fioritura del culto popolare in onore del Santo di Caleruega si affermò definitivamente agli inizi del Seicento. Ciò accadde in virtù della miracolosa Immagine del Santo Patriarca Domenico che, attraverso la cosiddetta «Calata del Quadro», volle trasmigrare il suo spirito a Soriano Calabro. Efficace è a riguardo il pensiero di Jansen che afferma: «il corpo di San Domenico riposa a Bologna, ma il suo spirito è a Soriano».

Per la cronaca, i fatti riportati con specifico riferimento all’apparizione del Quadro miracoloso, risalgono alla fatidica notte tra il 14 e il 15 di settembre, vent’anni dopo la fondazione del Convento (1510). Il monastero fu eretto grazie a padre Vincenzo di Catanzaro O. P., inviato a Soriano dallo stesso San Domenico in persona che gli apparve più volte in visione. Lo storico del Santuario padre Antonino Barilaro O.P. riporta con dovizia di particolari che ci vollero quasi ottant’anni ai fini del riconoscimento ufficiale dei fatti accaduti nel 1530.

 

Scrive Barilaro: «Non è un paradosso; è la storia millenaria della Chiesa di Cristo: la fede del popolo di Dio precede le dotte elucubrazioni dei teologi, la pietà degli umili è guida ai grandi e ai potenti della terra su la giusta via del cielo». Di qui, il culto della Celeste Immagine divenne noto in tutta Europa e persino oltreoceano. La storia delle tre Marie (la Vergine Santissima, Santa Maria Maddalena e Santa Caterina d’Alessandria) che consegnarono la tela a fra Lorenzo da Grotteria è arcinota in tutto il mondo.

 

Diversi artisti, tra cui il Guercino e Francisco De Zurbarán dipinsero la “Visione di Soriano”, per immortalare la consegna della sacra Tela acheropita a fra Lorenzo nel cuore della notte. Una notte, come si evince dai dipinti di questi due grandi e rinomati artisti, che improvvisamente si illuminò, divenne radiosa, squarciando il buio delle tenebre con l’apparizione della Vergine Santissima proprio nella chiesetta dell’Annunciazione, custodita da quei pochi frati, i quali avevano disegnato su un muro un’immagine rozza e quasi sbiadita di San Domenico di Guzmán, titolare del convento e fondatore de loro ordine. Per questo motivo, Martino Campitelli definisce Soriano città mariana, proprio in virtù dell’apparizione di Maria, Vergine e Madre di Dio.

 

Il Quadro miracoloso di San Domenico, da allora in poi, continua a portare a Soriano gente di ogni dove, devoti che giungono a pregare al suo cospetto: pellegrini, cercatori di grazie, teologi e studiosi di arte, antropologia e religione, affascinati da questo prezioso dono elargito dalla Madonna ai sorianesi e a tutto il popolo cristiano. Di fatto, furono i miracoli di San Domenico in Soriano a ratificare l’intervento divino in questo sperduto lembo di Calabria, come attestarono anche i celebri Bollandisti. Lembo, Frangipane, Barilaro, Michele Fortuna O.P. e altri autori, riportano con testimonianze accreditate e riferimenti specifici, i prodigi operati dal Santo persino con le copie della Santa Immagine e con l’olio della lampada che arde dinnanzi ad essa e alle sue copie sparse per le chiese di quasi tutti i continenti.

 

Per quanto riguarda l’imponente struttura architettonica di stile barocco del Santuario di Soriano, va detto, sulla base dei dati storici, che solo dopo il sisma del 1659 il cenobio venne in parte ricostruito e allargato su progetto dell’architetto Bonaventura Presti sulla pianta dell’Escoriale di Madrid. Nello specifico la facciata però fu elaborata sullo stile di quella della chiesa di Sant’Andrea della Valle progettata dal Rainaldi, eretta circa pochi anni prima in Roma. Nello stesso anno (1659) venne anche tracciato il corso dove ancora attualmente avviene la sacra drammatizzazione della Cumprunta e ciò è dimostrato dagli studi dell’architetto sorianese Nazzareno Davolos, che attesta l’importanza della cupola della torre campanaria, simbolo del potere religioso e politico. Il priore del convento assumeva anche il titolo di conte come si evince dal dettato del Pacichelli sopra esposto.

 

Tornando a San Domenico, meravigliosa è la descrizione del Quadro data dal Frangipane: «Il Quadro è stato portato per miracolo a Soriano» e poco oltre «Non vi è sovrabbondanza di colori, ma una schiettissima dipintura rassembrante un uomo formato dalla sua natura, non dall’arte; né comparisce ivi difficoltà tira del pennello, ma una scienza padrona dell’arte che dimostra con un sol tratto aver compiuto quell’opera».

 

Molti si chiedono ancora perché Soriano, perché la Calabria. Ricordiamo, in proposito, che tra i primi seguaci di San Domenico vi fu un certo fra Giovanni di Calabria, presente in San Sisto Vecchio a Roma, nel momento in cui il Santo resuscitò il giovane Napoleone Orsini. Certamente, San Domenico fu in contatto diretto con monaci calabresi al punto che li ebbe come cooperatori nella missione svolta tra il 1220 e il 1221 per evangelizzare l’Italia settentrionale. Non vi è dubbio allora che il Santo spagnolo intendesse visitare quegli eremi e quelle laure sorte in Calabria dove prosperavano lavoro e preghiera.

 

Il suo progetto era di fondare una fucina di apostoli proprio nella nostra regione, a quel tempo, ricca di spiritualità. Le immani fatiche nel Nord dell’Italia stremarono le sue forze al punto che il 6 agosto del 1221 consegnò lo spirito a Dio in quel di Bologna, proprio nel giorno in cui la Chiesa celebra la Trasfigurazione di Cristo sul monte Tabor. Nello spirito portava con sé in cielo il bel sogno della Calabria.

 

Scrive ancora Barilaro O.P.: «Era il primo Santo che conservava, anche nella visione beatifica, una certa nostalgia della terra, di quella terra». Da ciò si evince l’intenzione di San Domenico e la nostalgia che egli ebbe della terra di Calabria, dove sarebbe giunto fisicamente se la morte non lo avesse colto dopo l’ennesima missione contro le eresie. Nostalgia che a quanto pare riuscì a colmare quale premio attribuitogli dalla Vergine Santissima, che volle portare la sua Santa Immagine nel Santuario di Soriano, centro di spiritualità e di preghiera.

 

Le invocazioni dei sorianesi dimostrano ancora l’attaccamento nei confronti di San Domenico e soprattutto della Madonna del Rosario, liberatrice del flagello del 1783 che distrusse il più grande santuario dell’Italia Meridionale e la cittadina di Soriano che attorno ad esso aveva trovato sviluppo e protezione. La ricostruzione vede oggi la nuova chiesa del Santuario collocata dove un tempo si ergeva il chiostro del priore, intorno le magnifiche rovine vestigia dei fasti di un tempo ormai andato. Tuttavia, nonostante gli eventi tristi, la fede si ritempra e il culto prosegue a testimonianza di un rapporto indissolubile tra umano e divino che non viene mai meno.

 

Ancora oggi l’impegno della Confraternita di Gesù e Maria del Santissimo Rosario mantiene vive le tradizioni paraliturgiche locali nel segno di una continuità che nei momenti più importanti di queste solenni celebrazioni coinvolge e unisce tutto il popolo sorianese nella fede e nell’amore verso la Chiesa di Cristo e dei suoi santi.

Martino Michele Battaglia

Il grande cantiere del Santuario di S. Domenico di Soriano. Scultura, marmi e argenti

Il grande cantiere del Santuario di S. Domenico di Soriano. Scultura, marmi e argenti di Mario Panarello

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Il complesso architettonico domenicano di Soriano Calabro ha un ruolo centrale nella cultura artistica dell’Italia Meridionale. Attorno all’effige di San Domenico, ritenuta acheropita, si è sviluppato uno dei santuari barocchi più importanti d’Europa fra Sei e Settecento. In questi due secoli la grande potenza economica dei padri, unitamente a favori di pontefici, re e vicerè, ai quali si uniscono nobili, alti prelati e devoti, ha contribuito ad accrescere la ricchezza del convento che ha voluto celebrare la sua gloria attraverso la realizzazione di altari, cicli decorativi di marmo e opere di grande pregio artistico. Il volume ripercorre brevemente le dinamiche di realizzazione delle opere superstiti portando nuovi documenti, analisi critiche e attribuzioni, rivelando le dinamiche complesse dell’attività di artisti provenienti a Soriano da varie parti d’Italia e l’arrivo di opere d’arte prestigiose. Il terremoto del 1783 riduce in frantumi quanto più bello la Calabria potesse aver prodotto, segnando la fine di una testimonianza tra le più autorevoli della stagione barocca.

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