San Domenico di Guzmán e la omonima celeste Immagine di Soriano

di Martino Michele Battaglia – La festa di San Domenico rappresenta un vero e proprio evento nell’ambito del mondo cattolico. In Soriano Calabro, alle pendici delle serre vibonesi, il Santo di Caleruega viene festeggiato liturgicamente l’8 agosto come memoria nella Chiesa universale e, con una solenne commemorazione, il 14 e il 15 settembre con la celebre «Calata del Quadro».

Storici e religiosi, filosSANDOMENICOofi e antropologi similmente ai viaggiatori del Grand Tour in Calabria come: Francois Lenormant, George Gissing, Alexander Dumas, Henry Swiniburne, che hanno lasciato molte testimonianze sulla bellezza dei luoghi, le tradizioni religiose, e popolari, da sempre si chiedono qual è il fascino esercitato dalla figura del Gran Guzmano, uomo di Dio, che da Soriano Calabro continua ad operare prodigi attraverso la sua Celeste Immagine.
Domenico di Guzmán, apostolo della fede, è un santo da riscoprire, proprio nella lotta contro le angherie di una globalizzazione selvaggia che impoverisce sempre più i popoli indigenti. Un ottimo esempio da seguire, per vincere il caos della giungla postmoderna di cui l’uomo è ormai vittima inerme.
Padre Humbert Vicaire O. P., grande storico della vita di S. Domenico fa emergere l’uomo vivo, compassionevole ed esigente, operoso e contemplativo, schietto e diplomatico. Il Santo autentico con i suoi drammi e suoi limiti, che nella sua fisionomia adamantina rispecchia la rigorosa coerenza, la capacità intuitiva e la genialità di chi ama la povertà praticando innanzitutto la prima beatitudine evangelica: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli»(Matteo 5-3).
Domenico cercò di far luce su tutta la società civile e religiosa in fermento e in piena evoluzione all’inizio del XIII secolo. Tuttavia è noto come ancora oggi, da Soriano, egli illumina il cammino di chi è stanco della civiltà dei consumi, come la definisce anche Zygmunt Bauman, e avverte la necessità di ritornare alla genuinità della vita all’insegna della buona novella. L’attività di San Domenico basata sulla predicazione e sul buon esempio, rappresenta quindi, il modello tipico del cristiano impegnato nella società attuale. Lo storico Will Durant riferisce che Domenico, più austero di Francesco, in un incontro avvenuto tra i due a Roma, «lo riverì come il più santo tra i santi e Francesco lo amò parimenti». Insieme, i due santi ridiedero slancio e nuova linfa vitale alla Chiesa cattolica. L’opera di conversione degli eretici dimostra che Domenico ripudiava apertamente le persecuzioni fisiche del tempo ed era contrario alla caccia alle streghe, convinto del fatto che tutte le anime potevano essere salvate. Non accettava infatti il digiuno esasperato di quegli eretici, che si suicidavano lasciandosi morire di fame, come riporta lo storico Rosario Villari. Il Santo pur digiunando spesso con loro cercava di fargli capire che digiuno non significava affatto suicidio, perché la vita è un dono di Dio. Camminava scalzo, anche se i suoi piedi sanguinavano, col suo vestito bianco e avvolto dal mantello nero, mentre di notte pregava per i peccatori e la salvezza delle anime. In breve, di giorno parlava di Dio e la notte parlava con Dio. Si narra che ancora giovane, durante un periodo di carestia a Palencia, Domenico vendette i suoi preziosi libri, le suppellettili e tutti i suoi averi per dar da mangiare ai poveri. Nel 1206, incontrando i legati papali a Montpellier, l’abate Arnaldo Amaury, Pietro di Castelnau e maestro Raul, li esortò ad abbandonare il lusso, rimproverandoli con la severa eloquenza di un profeta ebraico, inducendoli all’austerità e all’umiltà apostolica. Come gli apostoli, San Domenico desiderava visitare quanto più contrade possibili per annunziare a tutti il Regno di Dio. Tra i suoi desideri vi era certamente anche quello di visitare la Calabria, come riporta lo storico Antonino Barilaro O. P., per poter «conquistare al suo grandioso ideale gli innumerevoli monaci di quella Tebaide dell’Occidente». Prima della missione in Linguadoca del Santo Patriarca, fioriva in Calabria l’abate Gioacchino, di spirito profetico dotato, come scrive l’Alighieri (Paradiso, XII). L’abate calabrese preannunciò l’istituzione di un Ordo Predicatorum che secondo eminenti studiosi si riferisce proprio all’Ordine Domenicano.
Tra i primi seguaci di San Domenico vi era un certo fra Giovanni di Calabria, presente in San Sisto Vecchio a Roma, nel momento in cui il Santo resuscitò il giovane Napoleone Orsini. San Domenico fu, pertanto, in contatto diretto con i monaci calabresi e li ebbe come cooperatori nella missione svolta tra il 1220 e il 1221. Non è inverosimile, allora, che il Santo spagnolo avesse concepito il sogno di venire in Calabria per visitare quegli eremi e quelle laure, dove prosperavano lavoro e preghiera. Sognava di fondare una fucina di apostoli proprio nella nostra amata terra di Calabria. Purtroppo, le immani fatiche del 1220-1221 per evangelizzare l’Italia settentrionale stremarono le sue energie al punto che il 6 agosto del 1221, in Bologna, consegnò lo spirito a Dio, proprio nel giorno in cui la Chiesa celebra la Trasfigurazione di Cristo sul monte Tabor. Nello spirito portava con sé in cielo il bel sogno della Calabria. Scrive Antonino Barilaro O.P.: «era il primo Santo che conservava, anche nella visione beatifica, una certa nostalgia della terra, di quella terra». Non a caso, quindi, il dono della Sacra Immagine di San Domenico di Guzmán al convento di Soriano diede vita a un fermento di fede popolare, che portò alla realizzazione di un complesso monumentale tra i più grandi d’Europa. Domenico Taccone-Gallucci riporta al riguardo la seguente scrittura dello storico calabrese Elia Amato: «Magnificentia Sanctuarii Suriani, Religiosorum sanctitate conspicuorum exempla, Sacrae Imaginis adoranda ac tremenda maiestas, exterorum animos consolatione simul ac stupore perfundunt», alla quale aggiunge: «Ed invero la fama del tutto straordinaria per sua diffusione in ogni parte del mondo fin dai primi anni della prodigiosa apparizione del Santo Simulacro, non ad altra cagione dee attribuirsi se non che a quella speciale economia della Provvidenza divina, la quale nel secolo della predominante ed insuperbita Eresia volle che appo i popoli si fosse svegliato un maggior culto verso Colui che fu il Martello di essa».
Per la cronaca, vent’anni dopo l’arrivo del fondatore del Convento, padre Vincenzo da Catanzaro, i frati predicatori ogni notte si ritrovavano in Chiesa per la recita dell’Ufficio Divino, (Liturgia delle Ore›). Nella notte tra il 14 e il 15 di settembre del 1530 verso le 2,30, il frate cooperatore Lorenzo da Grotteria, come di consueto scese per primo on chiesa per adempiere ai preparativi, ed accendere le candele. Grande fu la sua meraviglia, come documentato dal Campitelli, quando vide tre donne di aspetto maestoso. Assalito dai dubbi pensò di aver dimenticato aperta la porta della Chiesa, ma la donna dall’aspetto più maestoso fugò i suoi dubbi avvicinandosi con fare gentile per chiedergli: «Avete in questa chiesa qualche immagine di S. Domenico?». Il frate, confuso, mostrò che vi era soltanto quella dipinta e sbiadita sulla parete. La donna allora gli consegnò un involucro di tela che fra Lorenzo portò immediatamente al superiore. Ascoltato il suggestivo racconto di fra Lorenzo i frati, di fronte allo spiegamento della tela, tramutarono il loro turbamento in stupore, quando videro l’Immagine di San Domenico di Guzmán, passando alla riverenza e corsero in chiesa a controllare se qualche porta fosse rimasta aperta. Ma le donne erano scomparse, nonostante le porte fossero ben serrate. La notte seguente apparve Santa Caterina Vergine e Martire di Alessandria d’Egitto al Superiore dicendogli che le donne della notte precedente erano: la Vergine Santissima, santa Maria Maddalena e lei tessa, protettrici dell’Ordine Domenicano. Scrive il Padre Silvastro Frangipane O.P.: «Una grandissima semplicità di colori riluce un artifizio tanto maestrevole in formar proporzionatamente tutto il corpo, che dimostra manifestamente, che l’industria humana non sarebbe à ciò stata bastevole, e la divina ha impiegata in quella tela molt’arte. Dove in tal modo con la maestà del personaggio, gareggia l’umiltà del sembiante, che non sapresti discernere se si rappresenti quivi, il più maestoso uomo che sia stato sopra la terra, o il più abietto, e dispregiato di se medesimo, che fosse nel mondo: dove in un aspetto serenissimo cagionante a chi lo contempla interno gaudio, e spirituale allegrezza […]tutta l’Immagine altro non rassembra se non artifizio celeste e divino». L’evento fece il giro del mondo al punto che numerosi artisti, in tutta l’Europa, tra cui il Guercino (1591-1666) in quel di Bolzano, interpretarono artisticamente la scena della consegna della sacra Immagine. Oltreoceano il prodigio si propagò soprattutto nell’America Latina. Alcuni storici rilevano che il culto di San Domenico in Soriano ‹‹ratificato da un intervento divino›› si propagò nel mondo, anche grazie al clima ispirato dalla Controriforma, per il modo in cui contrastò l’iconoclastia di molti movimenti protestanti. La motivazione di questo sensazionale avvenimento si spiega perché, oltre ad essere una Tela Acheropita, la sacra Immagine di San Domenico, fin dalla sua apparizione, ha avuto un forte impatto taumaturgico sul popolo cristiano, dispensando grazie e favori a quanti si sono recati a pregare al suo cospetto. Innumerevoli schiere di pellegrini dall’Europa e dal nuovo Mondo, gente di ogni estrazione sociale, giunsero a Soriano per venerare la Santa Immagine. Molti furono i nobili, tra cui il Duca di Nocera, il Conte di Melissa, il Principe della Roccella con la principessa Agata Branciforte, il Duca di Monte Alto e la signora, Donna Olimpia cognata di papa Innocenzo X e il principe di Maida che offrì una lampada d’argento con 300 scudi. Particolare interesse desta inoltre, la devozione dell’Olio della Lampada che arde d’innanzi alla Celeste Immagine, tramite cui il Santo Patriarca operò guarigioni straordinarie. Il fatto assume grande clamore, in quanto gli stessi effetti miracolosi si verificarono spesso con l’Olio di varie lampade accese davanti a semplici riproduzioni del Quadro di San Domenico in Soriano. I celebri Bollandisti riferiscono, di due guarigioni (due donne ammalate di cancro) avvenuti in Belgio, nelle Fiandre e precisamente ad Anversa nel 1632 e nel 1634. Numerose sono le testimonianze di miracoli per opera del santo, attraverso l’Immagine di Soriano, in Italia e persino all’estero: Spagna, Austria, Dalmazia, Germania, Belgio. Nel 1640 Urbano VIII, per gli innumerevoli prodigi, proclamò il Santo di Caleruega patrono del Regno di Napoli, e nel 1654 Innocenzo X stabiliva che la festa principale di San Domenico venisse celebrata, in tutto il Napoletano, come festa di precetto per i prodigi operati da San Domenico in Soriano. Per quanto concerne la storia religiosa di questo lembo di Calabria, va aggiunto, che il Santuario di Soriano è stato illuminato da un altro evento miracoloso legato ad una scultura lignea del Santo spagnolo. La statua in questione di circa un quintale e mezzo, fu scolpita nel 1855 da Giuseppe Antonio Ruffo, dietro commissione di padre Vincenzo Acquarone, all’epoca Priore dei Domenicani di Soriano. Lo scultore sorianese la modellò in un sol blocco di tiglio e raffigura il Santo Patriarca intento a predicare. Questa statua è stata realizzata per sostituire il quadro nelle pubbliche processioni. Dal 4 agosto al 15 settembre, questo simulacro viene da allora esposto ogni anno presso il presbiterio dell’altare maggiore, e portato in processione per le vie del paese. Nel 1870, a causa della soppressione degli ordini religiosi (1866), dei Domenicani a Soriano era rimasto soltanto il padre Tommaso Saráco, ultimo Provinciale di Calabria, presso una famiglia privata, e senza alcuna giurisdizione, con un frate cooperatore, Giovanni Cardile da Villa San Giovanni. Il 14 settembre di quell’anno la statua di San Domenico posizionata presso la balaustra, dal lato dell’ambone, dopo le funzioni serali cominciò ad animarsi. Lo stesso avvenne durante la funzione della «Calata del Quadro». Poco prima di mezzogiorno del 15 settembre del 1870 il pesante simulacro di tiglio di circa 150 chili si mosse ripetutamente, quasi a segnare una croce con tutto il corpo intento a predicare. Una gran folla si riversò in chiesa per assistere al miracolo ed osservare i gesti del simulacro. Lo storico Antonino Barilaro O. P. al riguardo scrive: «La stella, fissata al vertice dell’aureola, emetteva bagliori come se fosse reale, e tutt’attorno irradiava un’insolita luce che vinceva quella del mezzogiorno». Tale prodigio costrinse le autorità, contravvenendo a tutte le precedenti interdizioni, a dare il permesso per la processione con la statua di San Domenico. In quello stesso giorno avvennero diverse guarigioni, infatti, correva voce di alcune strepitose grazie accordate dal Santo in quell’occasione.
Dopo 14 anni, nel 1884, Domenico Ruffo, telegrafista del luogo e parente dello scultore della statua protagonista dell’evento, non avendo creduto all’animazione del simulacro, fu testimone oculare di una nuova animazione del simulacro, dopo un sogno premonitore. Il Ruffo montò sul piedistallo si trovò faccia a faccia con San Domenico. Sbigottito, asciugò le lacrime e persino la schiuma che fuoriusciva dalla bocca del Santo Patriarca col suo fazzoletto. Tale evento lo segnò al punto da fargli cambiare vita. Visse da buon cristiano fino al 29 agosto del 1923. La sua testimonianza assume un valore particolare, poiché il Ruffo era miscredente ed un assiduo frequentatore di massoni e ambienti anticlericali.
San Giovanni Bosco avuta la notizia del miracolo di Soriano, manifestò vivo interesse e, per ben due volte, tra i suoi manoscritti, si troverebbe copia della relazione fattane dalla stampa cattolica del tempo. Padre Michele Fortuna O. P., ritiene che lo stato d’animo di Domenico Ruffo, nettamente ostile ai miracoli, sia il miglior sigillo di autenticità. Molte parrocchie italiane sono intitolate a San Domenico in Soriano, e in Uruguay il primo centro abitato da europei porta il medesimo nome. Si tratta di una colonia creata nel 1564 all’imbocco del Rìo Negro. Nel mese di settembre del 2003, in occasione della festa del Quadro, è giunta in visita a Soriano Calabro proprio una delegazione proveniente da Santo Domingo de Soriano in Uruguay, a testimonianza del fatto che, il cordone ombelicale fra Soriano e altri centri del mondo che si riconoscono nella figura di San Domenico non è mai stato reciso, anzi la memoria e il ricordo sono sempre vivi al punto che si dice da sempre: «il corpo a Bologna e lo spirito a Soriano». Perciò i sorianesi il 15 di settembre si salutano dicendo: «Viva San Domenico».
ref: reggiotv
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5 pensieri riguardo “San Domenico di Guzmán e la omonima celeste Immagine di Soriano”

  1. Buonasera mi chiamo giuseppina e sono mamma di una bimba basiliana che non parla e non cammina ha una rara malattia non ce cura
    .potrei ricevere un po d olio di San Domenico? Il mio indirizzo è questo Avellino Giuseppina p.zza Vittorio Emanuele n.45 cap 89040 Agnana cal. (RC). Grazie

      1. Buonasera mi chiamo giuseppina Avellino qualche mese fa ho scritto per ricevere l olio di San Domenico , che i frati molto gentilmente mi hanno inviato e ringrazio di cuore prego tutti i giorni per la mia bimba molto malata… Volevo fare una domanda se si viene a Soriano è possibile vedere il quadro di San Domenico ? Sostare un attimo in preghiera ? Solo se si può….
        Infinite grazie
        Cordiali saluti

  2. Buongiorno signora . Il quadro si trova sull’altare della chiesa di San Domenico ed è protetto da un sistema a finestra,ma si può aprire . Chiami Domenico Margiotta 331 6032130 , lui fa parte della confraternita e le sa dare qualsiasi risposta per la sua visita a soriano . Questo invece é il numero dei domenicani :Tel. (0963) 35.10.22 – Fax (0963) 34.13.05

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