LE BOTTEGHE DI SORIANO E SORIANELLO (VV). CONSIDERAZIONI SULLA PRODUZIONE CERAMICA IN CALABRIA FRA MEDIOEVO ED ETÀ MODERNA

di Francesco A. Cuteri

Soriano e Sorianello, posti nel versante tirrenico della Calabria centrale, a ridosso della catena montuosa delle Serre, sono due centri contigui e oggi, dal punto di vista amministrativo, autonomi. In passato, tuttavia, non era così giacché si trattava di un unico centro, Soriano, sorto in altura e poi sviluppatosi, a partire dal Cinquecento, intorno al monumentale convento di San Domenico. I due territori comunali sono stati oggetto, negli ultimi anni, di indagini storico-archeologiche volte alla ricostruzione, grazie a mirate ricognizioni di superficie e dall’analisi della ricca documentazione ar-chivistica, dei paesaggi agrari, della conformazione urbanistica e dell’articolazione e strutturazione delle diverse attività produttive tra età medievale e moderna2.In Calabria, Soriano è nota per le sue produzioni di ceramiche da fuoco invetriate, soprattutto pentole e tegami, anche se negli ultimi anni tutte le botteghe hanno chiuso e l’antica tradizione artigianale si è mantenuta solo nel vicino centro di Gerocarne. Quasi tutte le botteghe di età contemporanea, definendo un vero e proprio

quartiere dei vasai, erano concentrate in un’area specifica e per certi versi marginale del nuovo dell’abitato( fig.1, n. 1A) e, proprio di recente, è stato possibile ripulire emettere in evidenza una fornace, precedentemente individuata3, che si conserva in ottimo stato ( fig.1.n. 2).L’attività produttiva era già ben avviata nel Cinquecento e Gabriele Barrio ricorda che a Soriano“ si fanno lavori di terracotta non ignobili e vari generi di vasi, che sono agevoli per l’uso degli uomini”. La presenza nelle case calabresi di manufatti di produzione sorianese è documentata, già a partire dal XVI secolo, dalle scritture notarili: una “giara di Soriano per tenere acqua” è atte-stata a Tropea nel 1572; a Zammarò, presso San Gregorio d’Ippona, figurano in un

Fig. 1 – 1. Localizzazione delle aree produttive di Soriano (A) e Sorianello (B); 2. Fornace per cera-mica a Soriano (sec. XX); 3-4. La discarica di Sorianello; 5. Sorianello: ceramica invetriata policroma;6. Sorianello: ceramica ingubbiata e graffita.

inventario del 1622 “cinque piatti di Suriano”; a San Gregorio troviamo: nel 1630: “otto pigniati di Suriano” e “tre piatti grandi di Suriano”; nel 1627: “sei piatti di Suriano”;ancora nel 1630: “tre testi di Soriano”, “una sotto tazza di creta di Soriano”; quattro “can-nate”, delle quali tre di Soriano; “uno bacili”, sempre di Soriano. Pignate e un testo di Soriano compaiono nel 1648 nelle Ferriere di Stilo, tre piatti di Suriano nel villaggio di Scaliti nel 1673; una “quartara di Soriano per tenere acqua” a Tropea nel1696. Sulla presenza dei vasai nel piccolo centro delle Serre calabresi, alcuni dati si ritrovano nel Catasto Onciario della metà del Settecento, dove risultano censiti 1 ceramidaro, 42 giarrari, 5 piattari e 72 pignattari5e all’indomani del terremoto del1783, nelle relazioni redatte dalla commissione giunta in Calabria da Napoli per valutare i danni inferti dal sisma, si an-nota: “Vi ha l’arte deivasaj , e questa riesce di molto soccorso a’ naturali del luogo, e di moltissimo comodo a non picciola parte della Provincia, gli abitanti della quale accorrono quivi per provvedersi di que’ vasi stessi, del cui materiale abbondano potentemente nel proprio di-stretto, e di cui o non fanno conto, o di-sperano di farne quel buon uso, che sene fa inSoriano”6.Dal punto di vista archeologico, una recente scoperta, avvenuta nelle immediate vicinanze dell’abitato di Sorianello( fig.1, n. 3), ha permesso di incrementare notevolmente le nostre conoscenze anche in riferimento alle più antiche produzioni ceramiche. Infatti, nel 2009, nel corso dei lavori di allargamento con i mezzi meccanici di una stradina che costeggia a sud il piccolo abitato, sono stati intaccati consistenti depositi di terreno frammisto a centinaia di frammenti cera-mici( fig.1, n. 4), buona parte dei quali successivamente recuperati ed esposti, in maniera selettiva, al Museo Archeologico di Vibo Valentia nell’ambito di una mostra tematica sui centri abbandonati della provincia vibonese( fig.1, nn. 5-6))7.Laconsistenza e la tipologia del deposito e la sua dislocazione in riferimento all’abitato medievale hanno permesso di capire, con immediatezza, che ci si trovava in presenza di un’enorme discarica legata all’intensa e prolungata attività dei vasai sorianesi. Il materiale proveniente dal butto, ancora solo marginalmente investigato, rappresenta, allo stato attuale delle conoscenze, il più importante nucleo di ceramiche calabresi di età tardo medievale8;si compone sia di elementi di scarto e sia di vasi finiti e la sua analisi preliminare permette di documentare, con assoluta certezza, l’esistenza di un centro di produzione di ceramica graffita in età rinascimentale.

Il materiale qui presentato, sebbene informa di campione rappresentativo, proviene da una sistematica azione ricognitiva condotta nella discarica nel 2010. In tale occasione è stata effettuata una prospezione di superficie intensiva, in con-dizioni di buona visibilità, su una superficie di 100 m. lineari corrispondenti all’area di più evidente concentrazione di materiale ceramico. Il settore indagato è stato ulteriormente suddiviso in 5 segmenti di 20 m. ciascuno (A quello più occidentale, E quello più orientale) ed è stato possibile preliminarmente identificare una maggiore densità di materiale ceramico nei settori C e D. Il deposito archeologico risulta visibilmente intaccato in più punti per l’azione di spianatura che ha non solo abbassato il livello di calpestio della stradina, ma ha tagliato la base del versante che, con forte pendenza, di-grada a partire dall’abitato di Sorianello. Oltre alla ceramica, il deposito archeologico comprende ulteriori classi di materiali, mentre in alcuni punti, nella fascia centrale del versante, sono visibili strutture murarie al momento non inquadra-bili sia dal punto di vista cronologico e sia da quello funzionale. Non è da escludere, tuttavia, che ci si trovi in presenza di costruzioni legate all’attività dei vasai. Il deposito si colloca, dunque, in un’area extra abitato e l’assenza, almeno in questa prima fase di studio, di dati stratigrafici non consente di periodizzare con precisione il periodo di formazione, né tantomeno di verificare l’eventuale coesistenza di alcune delle diverse classi cera-miche. Tuttavia, la natura del materiale rinvenuto permette di identificare in questo settore abbastanza marginale dell’abitato di matrice medievale, un centro di produzione di ceramica attivo tra la seconda metà del XV secolo e il XVII se-colo. Le classi attestate sono l’invetriate policroma, la ceramica con decoro in blusotto vetrina, la graffita, l’invetriata condecoro in ramina e ferraccia e, infine, lamarmorizzata10( fig.2, n. 11).Il deposito comprende veri e propri scarti, manufatti finiti ed esemplari che al momento definiamo genericamente come in completi. La ceramica invetriata policroma presenta quelle caratteristiche che di recente sono state riconosciute come tipiche delle produzioni più tarde.

La più cospicua è quella caratterizzata da decoro a spirali in monocromia e tricromia ( figg.2, 3). Se ne documentano alcuni scarti di seconda cottura ( fig . 2, n. 2) e diversi frammenti di biscotto ingobbiati dipinti in bruno e non invetriati ( fig.2, nn. 1, 4, 6, 8). Preliminarmente, in attesa di precisi riscontri di natura archeometrica, si ipotizza chetali manufatti “incompleti” possano considerarsi scarti di prima cottura, immaginando che l’ingobbiatura e la dipintura in bruno siano state effettuate a corpo ceramico crudo e solo essiccato. Occorre inoltre osservare che tra i manufatti di questo tipo non si rinvengono per ora esemplari in tricromia, mentre i prodotti che testimoniano di aver compiuto l’intero iter produttivo, inclusi quelli più visibilmente soggetti ad alterazioni, si presentano spesso provvisti dei consueti elementi di corredo in verde e rosso ( fig.3, nn. 1, 2, 4, 6, 7).La ciotola è la forma in assoluto prevalente, documentata nelle varianti con orlo a breve tesa o indistinto, leggermente ingrossato e di norma appena estroflesso, provvista frequentemente di carena. Per quanto concerne i fondi si segnalano sia basi apode che ad anello. In quest’ultima tipologia è presente, tra le diverse variazioni morfologiche, un tipo appena pronunciato con largo piede. Nei manufatti invetriati il decoro accessorio più diffuso è il consueto motivo a pois; quelli di colore verde presentano in molti casi delle caratteristiche sbavature. Gli orli, anche nel caso dei manufatti sola-mente ingobbiati, sono decorati mediante filetto ondulato nel caso delle brevi tese o mediante semplice fascia nel caso di orli indistinti. Solo in un esemplare si segnala un decoro a brevi tratti verticali paralleli. Più raro è un decoro a losanga ottenuto mediante filetti in bruno e motivi accessori a pois in verde e rosso. Anche in questo caso è stato rinvenuto un frammento di fondo a ventosa internamente ingobbiato, dipinto in bruno e non invetriato ( fig.3, n. 5). 

Fig. 2 – 1-10. Invetriata policroma; 11. Marmo-rizzata in rosso. Fig. 3 – Invetriata policroma.

Alcuni esigui frammenti rimandano a forme chiuse ( fig.2, nn. 2, 3). Si segnala a questo proposito un beccuccio frammentario solamente ingobbiato e di pinto in bruno. Le vetrine, nei casi meglio documentabili, si presentano uniforme-mente color paglierino, quando non giallastre, e brillanti, con i consueti stacchi in corrispondenza del rosso. Per quanto concerne la ceramica graffitagli scarti di Sorianello documentano anche la produzione di forme chiuse, benché in quantità notevolmente minore, mentre prevalgono, come per le invetriate policrome, le forme aperte: scodelle e bacini su basi apode o con piede appena rilevato, o ancora meno frequente-mente a ventosa o ad anello( figg.4, 5).Le tese, di differente ampiezza, si presentano dritte o leggermente concave, con orlo indistinto, rialzato appena ingrossato o assottigliato, o ancora a margine esterno obliquo.

Fig. 4 – 1. Invetriata con decoro in blu; 2-7. In-gubbiata e graffita. Fig. 5 – Ingubbiata e graffita

Di frequente il passaggio tra la tesa e la vasca è reso mediante carena. I decori delle tese svolgono motivi a cerchi concentrici, a graticcio, a petali ricorrenti, a spina pesce, a triangoli ricorrenti, motivi misti a graticcio e volute e ad archetti concentrici e linee verticali parallele marginate da linee ondulate. Il motivo principale presente sul fondo consiste in un medaglione bipartito da linee parallele, con linee ondulate o volute ai lati. Sul cavetto il decoro prevalente consiste in un motivo astratto a volute e linee ondulate. L’interno delle forme e la tesa sono campiti come di consueto in ramina e ferraccia stesi su un ingobbio bianco calce e ricoperte da una vetrina spessa e brillante. Anche nel caso della ceramica graffita si documentano scarti di prima e seconda cottura ( fig.4,n. 7) e, più incisivamente, manufatti ingobbiati e graffiti privi di vetrina e di di-pintura e, come nel caso precedente,

volute e linee ondulate. L’interno delle forme e la tesa sono campiti come di consueto in ramina e ferraccia stesi su un ingobbio bianco calce e ricoperte da una vetrina spessa e brillante. Anche nel caso della ceramica graffita si documentano scarti di prima e seconda cottura ( fig.4,n. 7) e, più incisivamente, manufatti ingobbiati e graffiti privi di vetrina e di di-pintura e, come nel caso precedente, lasciati incompiuti ( fig.5, n. 4).Si segnalano infine alcuni frammenti di invetriate con decoro in blu sotto ve-trina ( fig.4, n. 1). L’utilizzo del blu, attestato in Calabria con percentuali modeste anche a Nicotera, Mileto, Bivongi e Rocca Angitola, richiama da vicino, nel nostro caso, quelle espressioni decorative delle smaltate rinascimentali in alcuni contesti definite “di transizione”.

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