I ruderi dell’antico convento di San Domenico in Soriano Calabro TRA STORIA E INNOVAZIONE

Soriano Calabro è una cittadina accogliente e progredita situata nelle Serre vibonesi ad un’altura di 300 metri circa s.l.m.
Un paese, dunque, ricco di storia, di cultura e di arte che ha, soprattutto, i suoi punti di forza nell’ottocentesco Santuario di San Domenico e nei poderosi ruderi dell’antica basilica barocca, mèta continua di visitatori e di turisti italiani e stranieri. Le origini del paese, scarsamente illuminate dalla tradizione storica, si legano alla fondazione dell’importante convento dei Padri Domenicani avvenuta nel 1510 in quel torno di tempo in cui vibrava in Soriano un profondo sentimento religioso per il Patriarca San Domenico, in onore del quale venne intrapresa la costruzione di un grande Santuario tra i più importanti in Europa, di cui oggi si possono ammirare le antiche vestigia.

Il Santuario divenuto famoso soprattutto, in seguito all’apparizione del miracoloso “Quadro di San Domenico” che si ritiene di origine celeste raggiunse, però, il suo massimo splendore tra la seconda metà del XVI secolo e la prima metà del secolo XVII divenendo
in età barocca uno dei più ricchi e frequentati santuari domenicani d’Europa nonché dell’Italia meridionale. Ormai all’apice del suo apogeo, questo stupendo monumento di fede e di arte, rimase distrutto completamente nel 1659 da uno dei tanti terremoti che nei secoli funestarono la Calabria. Non molto tempo dopo quel disastro tellurico, sulle rovine dell’antico santuario, venne edificato un nuovo, imponente complesso monastico, per volontà del Re di Spagna Filippo IV. Il progetto fu affidato al certosino bolognese Padre Bonaventura Presti, uno dei più importanti architetti del tempo, il quale prese come modello l’Escorial di Madrid, grandioso monastero eretto nel 1562 per volontà del Sovrano Filippo II. Sorse così, nel giro di pochi anni, una struttura architettonica
di sì vaste proporzioni e di una tale magnificenza che storici ed artisti del tempo non esitarono a definire “una delle meraviglie dell’Italia Meridionale”. Il nuovo convento si estendeva infatti su una superficie di oltre ventimila metri quadrati distribuiti in quattro grandi edifici claustrali. L’area destinata alla basilica era immensa e culminava in una grande cupola ottagonale che, dal piano d’impianto, si innalzava sul transetto raggiungendo un’altezza di oltre cento metri.Sui due lati della navata centrale a croce latina si aprivano, poi, quattro grandi cappelle a destra ed altrettante a sinistra, fra loro comunicanti ed intervallate da alti pilastri cruciformi con basi in pietra granitica con chiusura ad archi e, in fondo, un ampio abside semicircolare spaziava per una lunghezza di parecchi metri. Al presbiterio, si accedeva tramite alcuni gradini dove si ergeva l’altare maggiore a ridosso del quale si trovava la sontuosa cappella del santo Gusmano dove era stato collocato il “Quadro”. Ma la grandiosità della chiesa non era dovuta soltanto alle sue dimensioni. All’interno, le pareti, finemente decorate da pregevoli stucchi, furono rivestite di marmi pregiati e arricchite di capitelli, di teste di cherubini, di medaglioni con l’effigie dei Santi e dei Beati dell’Ordine, di bassorilievi, di puttini, di statue, di pale d’altare e di altri motivi ornamentali secondo la moda festosa del seicento barocco. L’ elegante facciata esterna della chiesa, infine, di cui è giunta fino a noi soltanto la parte inferiore, era maestosa, solenne ed aperta da un maestoso portale fiancheggiato da colonne e decorata
da quattro grandi nicchie di squisita fattura tra lesene in cui, probabilmente, erano sistemate delle statue di marmo.
La facciata dell’antica chiesa, dichiarata monumento nazionale, riveste un enorme valore artistico, oltre che storico.
Grazie alla ricostruzione del Santuario, Soriano si avviava, dunque, a divenire uno dei centri culturali, artistici e religiosi più importanti e rigogliosi della Calabria Ulteriore, quando un altro violentissimo e catastrofico terremoto, quello del 7 febbraio del 1783, ridusse interamente al suolo l’edificio seppellendo così il fasto ed il prestigio di un’epoca. Oggi le rovine del vecchio ex-convento dei padri domenicani, e della chiesa di San Domenico rappresentano il monumento più imponente del centro storico. Gli avanzi più consistenti si riferiscono alla parte inferiore della facciata della chiesa tardo-barocca, mentre rimangono tutte le strutture portanti fino all’altezza del piano terra: l’intero complesso è stato oggetto di un restauro conservativo nel secondo dopoguerra.

Immagine

Una parte del sito è stata comunque recuperata, ed è fruibile al pubblico. Una sezione del medesimo sito è stata inoltre utilizzata per l’edificazione della nuova chiesa di San Domenico eretta nel XIX secolo che custodisce la celeberrima “Tela di San Domenico”, secondo la tradizione consegnata dalla Madonna ad un frate il 14 settembre 1530 e che viene venerata ancora oggi con grande devozione. Recentemente è stato aperto il Museo dei marmi, che raccoglie numerose opere relative al complesso conventuale di San Domenico.
Inoltre, importanti scavi archeologici condotti dalla Soprintendenza dei Beni artistici e culturali di Cosenza pare abbiano rivelato la presenza di alcuni tratti del pavimento originale in marmo locale dell’altare maggiore della chiesa.Si tratta di frammenti con superficie esposta, decorata con motivi iconografici geometrico-floreali di antico stile tardo-barocco a blocchi irregolari e sconnessi costituenti presumibilmente l’originario pavimento dell’altare dell’unica navata centrale. I blocchi tuttavia giacciono in rovina, abbandonati
all’incuria e al deterioramento ambientale con evidenti tracce di crolli e problemi strutturali. La significativa scoperta oltre ad arricchire il patrimonio storico-religioso e culturale del Santuario di San Domenico, oggetto continuo di studi e ricerche, dimostra quanto sia importante portare alla luce e soprattutto tutelare tutto ciò che è ancora rimasto sepolto dalla polvere dei secoli esplorando i resti di questo meraviglioso complesso monumentale, un tempo e ancora oggi, centro di spiritualità e
di preghiera.

NOTE E REFERENZE

DOPPIA CORSIA n. 25 (lug-ago 2013) TESTO DI Giovanna Tenuta

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