Ferrari, Giuseppe Michele

Giuseppe Michele Ferrari [Soriano Calabro (Vibo Valentia), 16 gennaio 1862 – Bologna, 16 gennaio 1941]

Nacque a Soriano Calabro, a quel tempo in provincia di Catanzaro, da Francescantonio e Letizia Primerano. Dopo le scuole elementari frequentate nel paese natio, proseguì gli studi secondari nel Regio Liceo-Ginnasio di Monteleone (oggi Vibo Valentia) facendosi presto notare dai compagni e dai professori per la vivacità del suo ingegno. Attirò l’attenzione dei maggiori poeti e critici letterari del tempo per alcuni suoi componimenti in versi, come i due volumi di poesie, Primavera e Una ghirlandetta, nei quali trattò argomenti di carattere morale con sana intenzionalità educativa.
Conseguita a 16 anni, nel 1878, la licenza liceale s’iscrisse all’Università di Roma dove nel 1884 si laureò in Lettere due anni dopo in Filosofia e nel 1887 conseguì a Napoli anche la laurea in Giurisprudenza.
Durante gli anni universitari i professori lo predilessero per le eccezionali doti di intelligenza, per l’amore verso lo studio e per la serietà del carattere. Fu caro specialmente a Giovanni Bovio che, in occasione di un concorso sostenuto e vinto brillantemente dal Ferrari, gli disse: «Giovane amico, la cima del sapere è ardua, ma voi la raggiungerete».
Dopo la seconda laurea cominciò una brillante carriera come insegnante nei licei di Rieti, di Monteleone, di Napoli (il «Vittorio Emanuele») e di Roma (il «Mamiani») e dovunque seppe infondere nell’animo degli studenti l’amore per lo studio e la passione per la ricerca.
Completamente immerso nella vita d’insegnante, rinunciò al ruolo di Provveditore agli studi, conseguito per concorso, a Cagliari e a Potenza.
Ancora giovane, nel 1899 ottenne la libera docenza in Filosofia teoretica e in Pedagogia e per alcuni anni resse i due insegnamenti nell’Ateneo della Capitale. Nominato professore straordinario di Filosofia teoretica a Catania, vinse il concorso come docente di Pedagogia nell’Università di Palermo e all’Accademia Scientifico-letteraria di Milano e come docente di Filosofia morale nelle Università di Palermo e Torino. Successivamente, sempre per concorso, ottenne la cattedra di Pedagogia nell’Università di Bologna, dove insegnò dal 1908 al 1935.
Cattolico praticante, fu assai stimato da Papa Benedetto XV, che lo voleva professore all’Università Cattolica di Milano, ma egli non accettò l’incarico per non lasciare Bologna, città che amava come la sua seconda patria. Seppur lontano dalla Calabria, infatti, amò sempre la sua terra e non tralasciò mai occasione per decantarne le bellezze, illustrarne la storia e valorizzarne le possibilità.
Nonostante i molti incarichi a lui affidati, ebbe anche modo di dedicarsi alle organizzazioni civili. Fondò, infatti, la Federazione delle Associazioni dei liberi docenti universitari, promosse l’Associazione dei Comuni calabresi, l’Associazione dei meridionali a Bologna e molte altre iniziative.
Si distinse, inoltre, come giornalista, collaborando alle principali riviste scientifiche, letterarie e scolastiche e ai più importanti quotidiani politici dell’epoca. I suoi scritti, sia che trattassero questioni scientifiche, filosofiche o letterarie, sia che riguardassero la politica nazionale e internazionale, erano letti con grande interesse per il suo stile semplice, spontaneo e limpido.
Anche se immerso nelle sue riflessioni di filosofo e di pedagogista, non riuscì a star lontano dai problemi della vita politica che, specie in Calabria, era ai suoi tempi caratterizzata da un alto tasso di inciviltà e da lotte personali e pettegolezzi, propri degli ambienti di provincia. Pur tuttavia cedette alle sollecitazioni e agli inviti di estimatori e amici accettando la candidatura alle elezioni politiche del 1919 nelle file del Partito Popolare di Sturzo. In una lettera ai Sindaci della provincia di Catanzaro, in cui annunziava la candidatura, scrisse: «La Calabria molto ha dato all’Italia e poco ha avuto, e ancora attende che i grandi impegni presi per legge siano soddisfatti […]. È notevole che essa, dalla costituzione del Regno d’Italia, non abbia mandato al Parlamento nazionale nessuno dei suoi pensatori. Vorrà provare con me? Non so. A me basta il senso del dovere compiuto, il vanto di non essere stato assente in questa ora solenne, all’appello della mia terra, perché con la cooperazione di tutti i suoi figli, rinnovando tutti gli splendori delle sue prische memorie, torni con giovinezza eterna, fra le regioni d’Italia sorella non minore, ma maggiore». Ottenne 1471 voti.
Nonostante in linea di massima non credesse che l’autonomia spirituale di un filosofo si potesse agevolmente conciliare con l’assoluta dedizione ad un partito, aderì al Partito Popolare Italiano che, più d’ogni altro, gli sembrò capace di valorizzare il patrimonio morale e ideale che doveva essere la forza progressiva e dinamica della vita della Nazione.
Nel 1919 Papa Benedetto XV gli affidò l’incarico di trattare in seno al Partito Popolare Italiano la «questione romana». Convinto sostenitore della necessità di dirimere il contrasto tra la Chiesa e lo Stato, non riuscì a far discutere le sue proposte al Congresso Nazionale del Partito Popolare di Venezia, giacché altre questioni più urgenti si imposero all’attenzione dei congressisti. Comunque, dimostrò di aver finalmente impostato e sollevato dopo circa un cinquantennio la «questione romana» con acutezza e diplomazia, tanto che il Papa ebbe a dire: «Stimavo molto il Ferrari; ora lo stimo moltissimo».
Convinto assertore del libero pensiero, al Congresso del Partito Popolare bolognese incentrò il suo intervento sulla difesa della libertà da qualsivoglia condizionamento esterno.
Nel 1896 sposò Angelina Ferretti e il 22 luglio 1897 nacque l’unico figlio Francesco Antonio studioso di filosofia delle religioni e autore di numerose pubblicazioni.
Membro di oltre trenta Accademie italiane e straniere, promotore di numerosi enti culturali, studioso instancabile, conferenziere e scrittore, non si concesse mai tregua, fino alla morte, avvenuta a Bologna a 78 anni d’età.
Ferrari non fu soltanto un valoroso e un fervido cultore delle discipline filosofiche e pedagogiche ma anche uno scrittore geniale ed efficace. Tra i suoi numerosi scritti, ricordiamo Il problema etico, I problemi estetici, L’etica di B. Spinoza, Il problema logico, Il problema etico e Il problema logico. Fra le sue pubblicazioni di carattere pedagogico la più notevole appare La disciplina scolastica educativa. Altra sua importante opera è La pedagogia come scienza e la sua legge suprema. È importante, inoltre, citare i tre volumi intitolati Scritti Varj che trattano argomenti di diversa natura. Opere minori, ma non certo per l’interesse degli argomenti, sono considerate Delle istitutrici straniere in Italia e Le riforme nella pubblica istruzione: il liceo moderno.
Una piazza e la Scuola Media di Soriano portano suo nome. (Giovambattista Trebisacce) © ICSAIC 2020

Scuola Media di Soriano Calabro dedicata a Giuseppe Michele Ferrari

Opere principali

  • Primavere. Versi 1878-1885, E. Loescher, Roma 1893;
  • La disciplina scolastica educativa, Dante Alighieri, Roma 1897; II ed.. S. P. Emiliano, Bologna 1926;
  • Il problema etico, Dante Alighieri, Roma 1902;
  • Scritti vari, 2 voll., Dante Alighieri, Roma 1902; vol. 3, Stab. Poligr. Riuniti, Bologna 1927;
  • L’etica di B. Spinoza, Stab. tip. Pierro e Veraldi, Napoli 1902;
  • I problemi estetici, Pierro, Napoli 1903;
  • Il problema logico, Tip. di G. Balbi, Roma 1905;
  • Locke, I diritti della scuola, Roma 1906:
  • La pedagogia come scienza e la sua legge suprema, Stai. poligrafico emiliano, Bologna 1912;
  • Disciplina scolastica educativa, Stab. Poligrafico Emiliano, Bologna 1914
  • La filosofia e la pedagogia di Leibniz, 3 Voll., La speranza, Roma 1917;
  • Primavera eroica. L’apoteosi de’ martiri, Stabilimenti Tipografici Riuniti, Bologna 1927;
  • Giovanni Vidari nella vita e nelle opere, S. Benedetto, Cassino 1936
  • Era Nuova, R. Noccioli, Empoli 1939
  • Paolo Raffaello Trojano e la sua dottrina filosofica, Sambucci, Cassino 1940

Nota bibliografica

  • Angelo De Gubernatis A., Ferrari Giuseppe Michele, in Piccolo dizionario dei contemporanei italiani, Forzani & Tipografi dello Stato, Roma 1895, p. 176;
  • Giuseppe Allievo, I lavori pedagogici di G. M. Ferrari, «Studium», 1906-7;
  • Fabio Calabresi, I nostri contemporanei. G.M. Ferrari, Novissima Antologia italiana, Napoli 1920;
  • F. Calabrese, G. M. Ferrari, in V. Ammirà, La pippa, Napoli, Ed. della Novissima Antologia Italiana, s. d. (ma 1920).
  • Teodoro Rovito, Ferrari Giuseppe Michele, in Letterati e giornalisti italiani contemporanei, Rovito, Napoli 1922, pp. 198-199;
  • Domenico Antonio Cardone, Giuseppe Michele Ferrari, in I filosofi calabresi nella storia della filosofia, A. Genovesi & Figli, Palmi 1929, pp. 127-141
  • Ernesto Codignola, Ferrari Giuseppe Michele, in Pedagogisti ed educatori, Tosi, Milano 1939, p. 198;
  • I nostri morti. Ferrari Giuseppe Michele, «Agiati», a. 190-192, s. IV, v. 15, 1940-42, p. XVIII;
  • Giuseppe Tarozzi, Necrologi. Giuseppe Michele Ferrari, «Annuario della Regia Università di Bologna», 1941-1942, pp. 151-152;
  • Luigi Aliquò Lenzi e Filippo Aliquò Taverriti, Gli scrittori calabresi, Tip. Editrice Corriere di Reggio, Reggio Calabria 1955;
  • Giovanni Patari, Giuseppe Michele Ferrari, in Tra carte e ricordi, Tip. Bruzia, Catanzaro 1955, ad vocem;
  • Francesco Cafaro, Ferrari Giuseppe Michele, in Enciclopedia pedagogica, La Scuola, Brescia 1989, v. 3, pp. 4860-4861;
  • Marco Antonio D’Arcangeli, Luigi Credaro e la “Rivista Pedagogica” (1908-1939), La mediazione pedagogica, Roma 2000;
  • Mirella D’Ascenzo, La scuola pedagogica di Bologna, in “Annali di storia dell’educazione e delle istituzioni scolastiche”, n. 10, 2003, pp. 220-225;
  • Giovambattista Trebisacce, Cultura e educazione in Giuseppe Michele Ferrari, Jonia Editrice, Cosenza 2008;
  • Mirella D’Ascenzo, Ferrari Giuseppe Michele, in Dizionario biografico dell’educazione 1800-2000, a cura di G. Chiosso e R. Sani, Editrice bibliografica, Milano 2013;
  • Mirella D’Ascenzo, Ferrari, Giuseppe Michele, in Dizionario Biografico degli Italiani, Vol. 92, Roma 2018.

Nota archivistica

  • Archivio Centrale dello Stato, Ministero P.I., Direzione Generale Istruzione Superiore, Fascicolo personale insegnante (1900-1940), II versamento, II serie, b. 58; 
  • Archivio storico dell’Università di Bologna, EP, vol. III, cc. 4860-4861; PE, p. 198.

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